Un video che nulla, ma proprio nulla, c’entra con lo shiatsu. O forse un pochino sì. Ma non solo con lo shiatsu: c’entra con il rispetto del corpo. E qui si tratta di un rispetto che si è perso da decenni, di un corpo vilipeso: il mio consiglio è di impegnare la vostra attenzione per i prossimi 25 minuti e guardate questo documentario dal titolo “Il Corpo delle Donne”. Si parla dello sfruttamento delle donne ad opera della televisione. Perché troppo spesso, abituati come siamo al bombardamento delle immagini, non ci rendiamo più conto dello schifo che ci sta attorno. E di cui siamo in qualche modo complici.
Dopo 13 anni, il primo traguardo!
Oggi era in programmazione un post di richiamo per i seminari di questo prossimo fine settimana, ma è arrivata una notizia che ha scombinato i nostri “piani editoriali”. Quindi facciamo che, se volete, ai seminari date un’occhiata qui.
Come tutti gli addetti ai lavori sapranno, sono oltre dieci anni che APOS lotta, assieme a tutte le altre associazioni professionali di Shiatsu, per far sì che lo Shiatsu e tutte le discipline bio-naturali siano riconosciute con una legge ad hoc. Lungo il tragitto se ne sono viste di tutti i colori, da leggi regionali approvate, non approvate, impugnate, sospese, a proposte di legge da parte di altre categorie che hanno provato in tutti i modi a mettere le mani sul nostro mondo, considerandolo un mero mezzo di lucro e senza preoccuparsi minimamente della profondità delle filosofie che sostengono le nostre discipline, equiparandolo ad una banale “pratica rilassante”. Adesso la musica sta per cambiare.
Martedì 17 aprile, la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge C. 1934 che regolamenta le professioni non organizzate in ordini e collegi.
Vediamo, a grandi linee, cosa prevede la legge:
Art. 1: la professione non organizzata in ordini o collegi è un’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi. Si esercita abitualmente e prevalentemente mediante, o tramite, lavoro intellettuale: sono escluse tutte le attività legate ad albi professionali, quelle artigianali, commerciali e di pubblico esercizio, per le quali esistono già specifiche leggi.
La professione è di libero esercizio e si fonda su autonomia, competenze e indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica di chi la pratica. Si può liberamente scegliere come esercitare: in forma individuale, associata o societaria o nella forma di lavoro dipendente.
Art. 2: i professionisti possono costituire associazioni professionali, per valorizzare le proprie competenze, stabilire regole deontologiche, favorire la scelta e tutelare degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.
Le associazioni sono private, fondate su base volontaria e non possono pretendere la rappresentanza esclusiva della propria professione. Ne regolano, però, diversi aspetti tra cui la formazione permanente dei propri iscritti, il codice di condotta e la vigilanza sul rispetto di questo. Applicano sanzioni disciplinari in caso di violazioni e promuovono forme di garanzia a tutela dell’utente. Le associazioni possono costituire forme aggregative (coordinamenti, consorzi, ecc.).
Art. 3: le forme aggregative rappresentano le associazioni. Sono indipendenti, imparziali ed autonome. Promuovono le attività professionali e fanno da referente nelle sedi politiche e istituzionali. Se richiesto dalle singole associazioni, possono svolgere il ruolo di controllo su di esse, verificandone gli standard qualitativi e di comportamento.
Art. 4: associazioni e gruppi di associazioni pubblicano sul proprio sito web elementi informativi al servizio del consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale.
Devono rendere disponibili tutte le informazioni relative al significato di marchi e attestati di qualità che i propri associati possono esporre.
Art. 5: Le associazioni professionali devono assicurare la piena conoscibilità di: statuto, tipi di attività a cui si fa riferimento, organi direttivi e cariche sociali, struttura organizzativa, requisiti per poter essere ammessi come soci, assenza di scopo di lucro.
Nel caso in cui i soci possano utilizzare il riferimento all’iscrizione dell’associazione come garanzia di qualità della propria professionalità, allora è necessario che siano resi pubblici anche: codice di condotta, elenco degli iscritti, sedi dell’associazione, struttura dedicata alla formazione permanente dei soci, certificato di qualità, garanzie a tutela degli utenti (sportello del cittadino, ecc.).
Art. 6: i professionisti che non appartengono ad alcuna associazione, possono avvalersi della normativa tecnica UNI. Questa fornisce i principi e i criteri generali che disciplinano l’esercizio auto-regolamentato della singola attività professionale e ne assicurano la qualificazione. Il Ministero dello sviluppo economico si incaricherà di informare professionisti ed utenti dell’applicazione di queste norme.
Art. 7: le attestazioni rilasciate dalle associazioni professionali al fine di tutelare gli utenti, non rappresentano requisito necessario per l’esercizio dell’attività e possono essere rilasciate quando vengono soddisfatti questi aspetti: regolare iscrizione del professionista, requisiti necessari all’iscrizione, standard qualitativi, garanzie fornite all’utenza, possesso di polizza assicurativa, possesso di certificazione di conformità alle norme UNI.
Art. 8: la validità dell’attestazione è pari al periodo per il quale il professionista risulta iscritto all’associazione che la rilascia. La scadenza dell’attestazione è specificata nell’attestazione stessa, e il professionista ha l’obbligo di informare l’utenza del proprio numero di iscrizione all’associazione.
Art 9: la certificazione di conformità a norme tecniche UNI è elaborata con la collaborazione delle associazioni professionali e delle loro forme aggregative, che parteciperanno ai lavori degli organi tecnici specifici.
Le associazioni possono promuovere la costituzione di organismi di certificazione della conformità che possono rilasciare, su richiesta del singolo professionista anche non iscritto ad alcuna associazione, il certificato di conformità alla norma tecnica UNI definita per la singola professione.
Art. 10: la non veridicità delle informazioni pubblicate sul sito dell’associazione o contenute nell’attestazione rilasciata è sanzionabile ai sensi dell’articolo 27 del Codice del Consumo dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, anche su segnalazione del Ministero dello sviluppo economico che svolge compiti di vigilanza sul mercato relativamente alla corretta attuazione delle previsioni della presente legge.
Art. 11: clausola di neutralità finanziaria.
A questo punto possiamo tirare un sospiro di sollievo e sorridere! Grazie all’impegno costante e tenace di tantissimi colleghi e delle associazioni di cui facciamo parte, abbiamo raggiunto questo importante primo traguardo. Adesso dobbiamo tenere alta la guardia e le dita incrociate, in vista della discussione al Senato e dell’ultima votazione. Dopo di ciò, potremo finalmente dire di essere Operatori Professionali Shiatsu riconosciuti dalla legge!
(Come scritto prima, la mia è una sintesi. Non escludo ci possano essere anche stati errori di interpretazione. Per fugare ogni dubbio, leggete qui l’articolo integrale: © www.ipsoa.it )
Sul sito del CoLAP si può scaricare il file con l’intervento alla Camera della deputata On. Laura Froner: basta cliccare qui.
Accademia e Slow Food: incontro a Treviso!
Abbiamo il piacere di annunciarvi un importante evento! Grazie all’impegno dell’ottima Barbara Farina, Accademia collaborerà con Slow Food in questa splendida cornice!
In occasione della quarta edizione di “Oasi d’Acque”, organizzata da Slow Food Treviso, il 22 Aprile 2012 a Casier (TV), vi invitiamo a venirci a visitare.
Potrete avere informazioni sulla nostra affascinante disciplina, sui prossimi corsi in partenza e sulle diverse attività che la nostra associazione svolge in Italia e all’estero.
Sarà inoltre possibile ricevere un trattamento da operatori professionali e dagli allievi dell’Accademia.
Il ricavato delle offerte sarà destinato al progetto di Slow Food International, “Mille Orti in Africa”.
Cliccate sull’immagine per scaricare il PDF del programma e accorrete numerosi!
Primo Percorso Professionale – Milano
Ecco, è stata una bella impresa, ma ce l’abbiamo fatta! Tutti diplomati al primo percorso, a Milano!
C’erano alcuni assenti per lavoro o malattia, che menzioniamo con grande affetto, Elisa, Federica e Marco… ma siamo soddisfatti della bella esperienza insieme.
Ringrazio gli allievi, che come sempre mi insegnano dedizione, interesse e voglia di arrivare in fondo, di apprendere dalle basi del contatto semplice e affrontare i propri limiti.. sempre facendo un passo per volta. Vi auguro una buona continuazione sul vostro cammino, fatto anche di pressioni shiatsu su mille persone, per arrivare a comprendere la Via.
Con affetto,
Sabrina
La Casacca Azzurra
Sola, me ne sto seduta sulla cima di questo vulcano sopito: la mia emozione, la mia illusione, la mia terra “aspettativa”.
Sola che guardo i panni del vicino agitarsi nel cielo sereno di un giorno qualsiasi.
Sola che aspetto e mi aspetto di caderci dentro a quel cratere, dentro in quel crogiolo pronto a versare come un lago tutto questo mio silenzio.
Da anni mi alleno ad aspettare: ore ed ore seduta sui gradini della scuola elementare ad attendere che mia madre finisse di lavorare, con la pancia vuota e le clark smunte ai piedi.
Seduta con i gatti della bidella vedevo andare via cartella dopo cartella mentre io munita di legni o sassi o polvere di stelle o che so io costruivo castelli o forse piste di decollo per volare.
Ore ed ore nei corridoi di ospedali dove scindevo sapientemente l’odore di mela cotta da quello del disinfettante, dove sapevo destreggiarmi con le mie gambe grucce come un funambolo sulla corda, ore di sedie scomode, letti apprettati e grandi finestre.
Ore ed ore nei teatri, nell’attesa di un amore impegnato sul palcoscenico tra quelle luci e quelle voci che non mi avrebbero mai illuminata, lì seduta nella quinta, tra i cavi e le bottiglie dell’acqua.
Ore che a descriverle paiono vuote e che invece hanno vissuto quanto i minuti fuggiti alle mani nelle corse in bici in quelle estati calde che non tornano più o nei giorni volati via tra bandiere e musiche straniere, ore vissute come i minuti consumati in un solo respiro univoco.
Pertanto attendo qui sul mio cratere sopito, paziente, l’arrivo di una semplice lettera, un cenno del capo.
“Che faccio qui?” me la sono girata e rigirata questa domanda in testa quando Adriana ce l’ha posta al primo incontro del Corso Istruttori, mentre seduti in cerchio ci si indagava a vicenda.
Al momento mi ha preso anche un po’ il panico pensando che non avrei saputo dare una risposta consona, poi ho lasciato fare alla bocca dello stomaco e al mio turno ho riposto prontamente: “mi interessa la didattica formativa di Accademia”.
Didattica formativa.
Che risposta priva di “sentimento” ho pensato subito dopo, …sentimento, forse solo di “sentimentalismo” in realtà, sapevo che il mio motivo era quello: capire la Scelta del mio stesso percorso personale.
Perché questa scuola che mi ha tenuta in una sorta di silenzio per 4 anni e chiedendomi di “fare senza fare” è riuscita a formare una parte di me a me sconosciuta? Quale metodo, quale ragionata tattica formativa mi ha permesso oggi di appoggiare le mani e percepire che tutte quelle linee, quelle radici fini che le disegnano, si appoggiano per Ascoltare?
Innamorarsi della tecnica è facile: “lo shiatsu es cosa meravigliosa!”, quando capisci le sue potenzialità, il suo linguaggio sottinteso e inteso per me risulta irresistibile.
Innamorarsi della didattica invece è altrettanto facile?
Non credo, non è facile sceglierla, rimetterla in discussione, passarla.
Insegnare è difficile, impegnativo, formante.
Spesso mi è capitato lungo il mio percorso formativo di scontrarmi con colleghi che assennati e assetati di sapere non condividevano la didattica di Accademia pertanto anche la mia scelta di propormi come insegnante di 1° percorso ha riscosso tra gli amici qualche scontro. Ma io, da sempre, ripongo grande fiducia in questa formazione, io come molti altri confusi tra pressioni e kata ci siamo lasciati condurre là dove prima di tutto esiste il “ex-premere” esprimere attraverso il premere.
Come sempre anche questo percorso è stato un viaggio.
Ho preso uno zaino, non amando molto le valigie, di quelli vecchi e sdruciti che hanno l’aria di aver visto la guerra e sono ormai fuori moda, ma dove, al contempo, sai ci starà tutto quello che ti serve. Dentro ci ho messo le mie mani, quel poco che so fino in fondo, la maglietta preferita per i momenti difficili, l’umiltà che ho trovato, l’orgoglio stipato nel tupperware, i miei 37 anni di erre moscia e le mie paure spolverate e lucidate pronte per l’uso.
Lungo il viaggio ho incontrato tutto: dai dubbi alla delusione passando dalla paura alla risata pura che come acqua fresca ti disseta l’anima.
Ho imparato, dai compagni e da me stessa, cose che non so ancora di aver imparato, ho ascoltato cose che mi torneranno alla mente chissà quando e ho tenuto in bocca domande e risposte che matureranno.
Ho avuto sete e fame, ho avuto paura e coraggio, umiltà e orgoglio…..ho viaggiato insomma, e quando, come all’inizio, tutto si è chiuso con un cerchio, ho compreso ancora una volta, che avevo dato vita ad un nuovo viaggio.
Così, seduta sulla cima di questo vulcano aspetto che le emozioni facciano presa dentro le mie radici, aspetto la lettera senza aspettarla, godendo come da sempre di un tempo mio in cui giocare con i legni o i sassi o le parole per costruire nuove luminose piste di decollo.
Alessia De Petris


