Comunicazioni di servizio

Innanzi tutto grazie a ciascuno di voi lettori. Siete già un discreto numero, ma confidiamo siano sempre più tanti gli shiatsuka (e non) che vengono a visitarci, perciò sarebbe bello che ci aiutaste a diffondere sempre più il nostro blog tramite mail, siti delle Unità Locali, Facebook…
Non siate timidi e commentate i post: più discussioni nascono e più spunti avremo per nuovi argomenti che, quindi, saranno calibrati sui vostri interessi. E’ assai dispersivo andare alla cieca: se pubblichiamo un articolo sui cinque movimenti e uno sulle mappe dei meridiani nei grandi mammiferi marini, come facciamo a sapere quale dei due vi interessa di più se non ce lo dite?
Un’ultima cosa riguardo l’iscrizione al blog. Da alcune domande ricevute pare ci sia un po’ di confusione. Abbiate pazienza, a volte do per scontate cose che magari non lo sono. Continua a leggere

il mio lavoro

Unicisti o tuttologi? il dubbio di chi brama sapere e vorrebbe saper fare.
Penso che confondere il sapere col saper fare sia uno degli errori più frequenti nelle nostre DBN…alle volte leggo dei curriculum di personaggi che propongono corsi ed esperienze, che non basterebbero tre vite solo per farne una semplice pratica…per quanto mi riguarda se decido di farmi fare riflessologia o chiropratica, al di la di fidarmi di chi ha già provato, mi affido alla personale regola dell’inversamente proporzionale, ovvero più è breve il curriculum e più sono gli anni di pratica e più mi fido, ma quando trovo elenchi infiniti di tecniche dai nomi più disparati e appariscenti, ahimè, decido che quella persona, su di me, le mani non le mette! So di essere un pò ostico, ma gli anni di epserienza mi hanno insegnato a distingure fra competenza e conoscenza. Nella mia storia ho frequentato decinaia e decinaia di seminari, corsi, esperienze, ma mai mi sognerei di riportarle come competenze professionali, sono e restano esperienze di conoscenza, che alle volte mi danno uno spunto, una tecnica in più, una indicazione, ma non ne sono esperto. Continua a leggere

Poche ma Buone? (ovvero: “I Dubbi dello Shiatsuka Insicuro”).

di Guido Bagni

Al convegno di Arcidosso ho partecipato ad un gruppo di studio con Marcello Marzocchi. Lì mi è capitato di esprimere un paio di opinioni che mi sono valse la visita, dopo il lavoro della mattina, di un paio di operatori sentitisi colpiti sul vivo. Mi ero ripromesso di argomentare meglio nel pomeriggio e spiegare le mie dichiarazioni che, a causa della voce completamente fuori uso, mi erano uscite un tantino telegrafiche. Purtroppo non c’è stato modo né tempo. Dopo lunghe riflessioni, provvedo qui.

La sorgente della questione è stata il punto di vista dell’ottimo Libano Rossi, della Scuola Shin Shiatsu che (spero mi perdoni) sintetizzo brutalmente con: più tecniche conosco e padroneggio, meglio è. Assolutamente condivisibile. Più ricco è il mio bagaglio e più strumenti ho a disposizione per poter strutturare in modo efficace il mio trattamento. Diciamo un archivio ben assortito dal quale scegliere la tecnica più adatta per Uke in quel preciso momento. Continua a leggere

Riflessioni #1: Le Sedi Locali di Accademia

di Marcello Marzocchi

Credo che la nostra sia una delle poche realtà italiane dello shiatsu così presente sul territorio!
Presente nel senso che attualmente in Italia ci sono 35 gruppi “strutturati” che fanno capo all’Accademia; di questi 14 sono “Sedi Locali”.


A differenza degli altri – Centri Autorizzati ed Organizzatori – le Sedi Locali sono vere e proprie “filiali” – perdonatemi il termine aziendale… –  dell’Accademia, rappresentandone sul territorio nazionale una diretta emanazione ed essendo ad essa legate da vincoli statutari.
La finalità prioritaria di queste Associazioni è quella di promuovere lo shiatsu, in pieno accordo con l’Accademia “nazionale”.

Le Sedi Locali sono nate, a partire dal 1992, dall’esigenza di studenti, insegnanti e operatori di aggregarsi in realtà che permettessero la pratica ed il confronto comune, prendendo come modello quanto veniva proposto a livello didattico, e non solo, dall’Accademia. Nel corso dei successivi 20 anni – quasi! – quest’ultima ha poi tratto la propria linfa vitale dall’attività sviluppata sul territorio dalle Sedi Locali, che in questo periodo sono riuscite a far conoscere lo shiatsu a migliaia di persone, oltre a fornire risorse umane, idee e competenze al “centro”, in uno scambio che ha permesso di sviluppare la Scuola ai livelli che conosciamo.

Non vorrei però sembrare troppo trionfalistico, anche perché il punto che in realtà mi interessa sviluppare – spero con il contributo di tutti i lettori del blog – è quello relativo all’identità della Sede Locale.
Che cos’è? Che caratteristiche ha e/o dovrebbe avere? Qual è il tipo di partecipazione auspicabile da parte di chi la frequenta? La struttura con la quale è nata agli inizi degli anni ’90 e che tutt’oggi  la contraddistingue – l’associazione culturale senza fine di lucro – è ancora adeguata? Tutte le Sedi Locali dell’Accademia hanno caratteristiche di fondo uguali?

Parto con la mia opinione. Anche se nel corso degli anni ho sbattuto numerose volte la testa contro questa idea (ed infatti è piena di dolorosi bernoccoli…), credo ancora che l’essenza di una Sede Locale debba essere la “condivisione”.
Per condivisione intendo servirsi dello shiatsu (così accontentiamo anche gli appassionati del “DO”) per imparare a stare con gli altri puntando ad un interesse comune, prioritario rispetto a quelli personali di chi compone l’associazione.
Lo studio dello shiatsu viene utilizzato dai componenti della Sede Locale come strumento per portare i principi della disciplina innanzitutto nei rapporti all’interno dell’Associazione, ed in un secondo tempo nella vita quotidiana, in ogni suo momento.
Tra i “principi dello shiatsu” mi riferisco soprattutto a quello che riguarda la “perdita” delle identità di tori ed uke, a favore di quella di “toriuke”; una nuova identità più bella, soddisfacente, gratificante.

Mi dicono che nei blog bisogna scrivere pezzi brevi, altrimenti nessuno fa lo sforzo di leggere!

Tronco dunque quello che spero sarà solo l’inizio – spero! – di un confronto sul tema delle Sedi Locali ponendo una domanda: che ne pensate della “condivisione” e della sua ragione d’essere nelle nostre associazioni?

Statemi bene!

Imparare divertendosi, praticare col sorriso… (Riflessioni aggiuntive apocrife)

di Guido Bagni

Dopo aver letto gli articoli sullo “shiatsu demenziale“, se così vogliamo chiamarlo, mi sono imbattuto in un vecchio pezzo di Umberto Eco, “Elogio di Franti”, pubblicato nel suo “Diario Minimo” oltre quarant’anni fa e che mi ha fatto suonare alcune campanelle in testa, portandomi a considerazioni di stampo leggermente diverso da quelle di David… si può dire un po’ meno “energetico” e un po’ più “ideologico”.

Come diceva Bergson, citato da Paolo Rossi, la comicità si abbatte su chi cade in fallo: se un uomo scivola su una buccia di banana noi ridiamo, ma lui ride un po’ meno… Si ride a squadre, insomma… Ecco, vorrei ragionare su questo. Da quanto ho vissuto e ho visto in giro per l’Italia, anche se nella mia breve esperienza, il nostro mondo, quello dello Shiatsu intendo, si prende maledettamente sul serio. Beh, non sempre, fortunatamente. E’ ovvio, ci sono anche occasioni in cui ciò è necessario… ritengo comunque che gli articoli di David siano, per un certo aspetto, di “rottura” con l’ambiente serioso che, spesso, si viene a creare per i più disparati motivi. Facendo psicologia spicciola, posso immaginare che ciò venga dal desiderio di avere maggior credibilità, dalla brama di autorevolezza, dalla ricerca di conferme per le insicurezze che tutti noi ci portiamo dentro e che alcuni non sanno accettare. Ciascuno secondo la propria storia e la propria indole. Per capire un po’ meglio dove vorrei arrivare diamo un’occhiata a quanto scrive Eco: Continua a leggere

Video #2: “Oh baby, baby, it’s a wild world…”

Difficile trovare un titolo a questo video senza ‘spoilerare‘… “L’unione fa la forza”? “Coraggio di mamma”? “Giù le mani dai cuccioli”? “Mai fare arrabbiare un mansueto”? Non saprei… Il documento è eccezionale, comunque. …e, sì, è un mondo selvaggio, baby… ma ce la si può fare (non da soli, però)!