Messico e Nuvole… Diario di viaggio in Chiapas #3

ACTEAL

Oggi, venerdì 15 luglio, siamo state in un piccolo pueblo di montagna, ad un’ora e mezza di macchina da San Cristobal, che si chiama Acteal. Non so quanti di voi ne abbiano sentito parlare prima… noi mai, se non da qualche giorno, perché le ragazze qui volevano andarci a fare un po’ di trattamenti. È un posto speciale, povero, essenziale, ma la gente vive secondo natura.Non hanno luce, anche se il Chiapas è il maggior produttore di energia elettrica (70%) dell’intero Messico; non hanno acqua potabile, e anche di questa il Chiapas ne è ricco; non possono godere delle grandi risorse naturali che la loro terra offre, se non per il minimo sostentamento! Pagano le imposte, ma non hanno cure, ospedali e la scolarizzazione è molto carente. Per il governo messicano, fino a una ventina di anni fa, tutte queste popolazioni indigene che abitano il Chiapas non esistevano… li consideravano animali, incapaci di intendere solo perché parlavano lingue diverse ed avevano il colore della pelle scuro come la terra. Certo, non erano colti o ricchi come intendiamo noi, e la maggior parte non lo è ancora, ma nessuno di noi ama e rispetta la Terra in quanto Madre come lo fanno loro. Seguono i cicli stagionali, non hanno l’ora legale, si nutrono di ciò che la terra offre loro o gli permette di coltivare, non intendono assolutamente commercializzare o sfruttare la terra, che per loro è “Sagrada”, Sacra. “EN LA TIERRA TENEMOS VIDA” ci spiegano i nostri narratori, due uomini dell’assemblea comunitaria che ci parlano della loro storia. “LA TERRA NON SI VENDE, SI DIFENDE”, queste le parole in cui fortemente credono.
Per questo non piacciono al governo, esecutore di un potere che hanno in mano i grandi imprenditori, le multinazionali, i ricchi del Messico, che vorrebbero solo sfruttare i giacimenti e le miniere, tesori di questo stato. Infatti mandano esploratori, agenti di governo per studiare suolo e sottosuolo, ma queste persone purtroppo non hanno nessun riguardo per i villaggi ed i loro abitanti, passano e rubano nelle case quando i contadini sono nei campi. Riferiscono al governo che gli indigeni non sanno fare nulla, non sanno sfruttare la terra, non sanno lavorare, che occupano quelle terre senza produrre. Li obbligano ad informare il governo di tutto quel che fanno, dove coltivano, quali e quante piante tagliano per fare la legna, solo per tenere d’occhio come vivono e se decidono di sfruttare i giacimenti su cui lo stato vuol mettere le mani. Arriva però il momento che i chiapanenchi cominciano a ribellarsi a tutti questi soprusi.E così, mano a mano che la coscienza di questi popoli si fa più forte, più consapevole, cresce la tensione col governo, che tenta in molti modi di espropriare terreni, case e soprattutto identità. Vediamo come. All’inizio la chiesa cattolica ha aiutato molto queste popolazioni attraverso l’impegno del vescovo Samuel Ruiz, ma poi subisce l’influenza negativa del governo e le comunità decidono di diventare AUTONOME (1992): ogni pueblo ha la sua giunta (Mesa directiva), quasi quotidianamente i rappresentanti di ogni famiglia si trovano e decidono collettivamente ciò che è bene per la comunità, i terreni sono comunali, non esiste proprietà privata. Mentre nascono movimenti sociali di difesa dei diritti umani e territoriali (ad es. il movimento zapatista, qui ad Acteal il movimento Las Abejas), il governo si sente allarmato e comincia ad armare nuove leve, all’interno delle popolazioni limitrofe, promettendo denaro ai giovani sbandati, senza casa, senza profonda cultura, facendoli formare dall’esercito e chiamandoli Paramilitari.Le organizzazioni indigene cominciano ad unirsi, scoprendo che hanno obiettivi comuni, marciano per la pace e per cercare un dialogo con le autorità statali, che fingono di non sentirli, fino a che comincia la guerriglia, unico modo, secondo gli zapatisti, di farsi notare e sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale. Allora nel ’96 riescono a far firmare al governo il trattato di San Andreas, con l’accordo che gli abitanti del Chiapas avrebbero avuto pieni diritti sulle loro terre. Questo documento però non è mai stato trasformato in legge perché va contro gli interessi dello Stato e dei ricchi imprenditori. I chiapanenchi non demordono, anzi, si uniscono ancora di più e la loro forza fa paura al governo, tanto che, finito l’addestramento dei paramilitari, li manda ad assediare le organizzazioni sulle montagne, con tutti i mezzi possibili. Anche se Las Abejas è una società civile non violenta, quindi priva di armi, viene accerchiata e massacrata in un momento in cui stava protestando con preghiera e digiuno, il giorno 22 dicembre 1997. Vengono uccise 45 persone, di cui 4 donne incinte, mentre tutti cercano di scappare. Solo tre persone sono i superstiti, e ne portano segni evidenti ancor oggi, sia di ferite fisiche che psicologiche. Emanuel, 26 anni, ha ancora quella paura negli occhi!Molti dei dintorni, per paura, non sono tornati nelle loro case per 4 anni ( chiamati desplaçados).Il governo tuttora cerca di tenere occultata questa strage, facendo scrivere da giornalisti che è stato un conflitto intercomunitario. Ha incarcerato 80 paramilitari, quelli stessi che ha addestrato, per non farli parlare. Da poco ne ha scarcerati 29, ai quali ha dato soldi e una nuova collocazione, lontano da Acteal. Non solo, cerca di dividere le comunità comprando i leader e creando contrasti all’interno delle assemblee comunitarie, tanto che nel 2007 c’è stata una vera e propria scissione della comunità, una parte che accetta gli aiuti statali, l’altra che si rifiuta di dimenticare e accettare compromessi con uno stato che gli ha fatto guerra uccidendo il proprio popolo. Las Abejas rimane una comunità autonoma, che continua a difendere la Terra, mantenendo i principi di non violenza, grande fede e condivisione.
I nostri narratori riassumono in poche parole la loro filosofia:“non esiste la parola yo (io) qui, diciamo sempre nosotros (noi)”Con questo spirito di condivisione e rispetto per loro e la loro terra, andiamo a trattarli sabato e domenica prossimi e scriviamo questo articolo, affinché siate partecipi e possiate divulgare la vera storia di Acteal.

N.B. “Las ABEJAS” significa Le Api, hanno scelto questo nome perché questi insetti costituiscono una società collaborativa, sono produttive e si nutrono di ciò che producono, hanno la Regina (che per loro è Dio) e condividono pacificamente un’unica casa (la loro comunità).


Sabrina Petazzi

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8 thoughts on “Messico e Nuvole… Diario di viaggio in Chiapas #3

  1. conoscevo la storia della strage, ben poco nota. la racconta spesso Rigoberta Menchù. è un articolo splendido, come il vostro impegno. un abbraccio e grazie.

  2. Quando la vita ci offre inaspettatamente “opportunità”… sta a noi saperle cogliere!
    Sono certo che tu cara Sabrina lo stia facendo al meglio e sopratutto con gioia nel cuore!

    Grazie dei tuoi resoconti!
    Un abbraccio, Attilio.

  3. Grazie Sabrina, per poco mi sono sentito immerso nel tuo racconto. continua così sei una grande reporter dal cuore grande. Livio

  4. grazie a tutti, siamo contente di condividere con voi questa storia e le nostre emozioni.. grazie anche a questo blog che in tempo reale ci permette di aprire una finestra sul mondo, specie su chi spesso non può esprimersi liberamente come noi. Sabato torniamo là con la gioia nel cuore. un abbraccio

  5. ciao Sabri.. sono incappata casualmente in questo blog!!! e sono contenta di averlo fatto. Sono orgogliosa di conoscerti .. e queste parole riassumono tutto cio’ che ho dentro ma non sto qui a scriverti… . Grande Sabri.!!! P.S. non venimi piu’ a dire che ti scoccia scrivere!!!!! molto bello questo resoconto. ootima capacità narrativa. a presto !!! un abbraccio anche a Marilena!!

  6. grazie di aver condiviso la tua esperienza con noi Sabri,ti faccio anch’io i complimenti per la dolcezza e la chiarezza del tuo racconto degno di un premio per l sua bellezza,credo che il tuo cuore sia stracolmo di gioia,un bacio damiano

  7. cavoli, che bell’articolo, vero che rappresenti bene una realtà come ce ne sono tante nel mondo purtroppo, vero l’orgoglio di una popolazione che lotta per stare insieme alla propria mamma terra, vera è l’identità di queste persone che dal nulla ti hanno lasciato tanto, so anche che le multinazionali avranno la forza politica e soprattutto economica di fare quello che vogliono, sta a noi a dover reagire, anche con le piccole cose, cominciando al loro stesso giuoco, l’economia. le tue parole mi ricordano un film che ho visto in 3d con una ragazza molto sexi con quegli occhiali, la stessa che mi ha fatto amare l’abbraccio degli alberi,perchè sono vita, come lo sono quelle persone che vogliono e devono vivere nella loro terra, la nostra terra..molte volte ho sentito e letto le stesse tue considerazioni, continua così. Sabato ho visto una grande opera, il david di michelangelo, vedo le vite che ci sono li come la storia tra luii e il tiranno Golia, lo sguardo fiero della statua contro il cattivo deve essere l’esempio, speriamo.. un abbraccio e salutami la Marilena.

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