Messico e Nuvole… Diario di viaggio in Chiapas #4 (seconda parte)


In totale sabato abbiamo trattato 6 persone, le prime due vecchine molto all’erta, con gli occhi spalancati, la pelle dura e vissuta, le gambe molto serrate, anche se alla fine ci sono parse meno diffidenti. È stato poi il turno di un abuelito (nonnino) tutto vestito di bianco, col suo cappello da ranchero ed il bastone, e di Emanuel, entrambi si sono addormentati e rimasti contenti di aver ricevuto un po’ di coccole. Infine abbiamo trattato il promotore di salute e la moglie, Helena, promotrice anche lei, curiosi di provare gli effetti dello shiatsu (qui non c’è la cultura del massaggio, né tantomeno del contatto).
Domenica mattina altre 6 persone, arrivate alla spicciolata, sempre nel momento in cui ci sembrava non arrivasse più nessuno, ecco che ne spuntavano una o due, timidamente ma con curiosità. Sarebbe stato bello poter stare più giorni, man mano si passavano la voce e arrivavano! Ma continueranno i comp@ñeri coleti (di san cristobal) come è giusto che sia.
Emanuel si è fatto trattare nuovamente molto volentieri, e così il promotore di salute, cosa che mi ha fatto molto piacere perché significa che lo abbiamo interessato e spero che con Vanessa si riesca a dare qualche laboratorio perché persone come lui apprendano la nostra arte per accompagnarla ai loro rimedi naturali. Al di là del campo salutistico secondo me è molto importante che si instauri un rapporto di fiducia nella vita e negli altri, attraverso un contatto affettuoso, cosa in cui da anni non credono più, sia per quel che è successo che per cultura.
Inoltre Cecylia  ci ha fatto notare che da quando sono stati liberati alcuni paramilitari dal carcere, molte persone di Acteal abbiano avuto una recrudescenza abbastanza forte di sintomi post-tragedia, segnali di un evidente stato di all’erta e previsione di pericolo. E ricominciare tutto daccapo un’altra volta… Spero tanto che il progetto shiatsu continui e che li aiuti a sanare un poco quelle pesanti ferite, anche se la mia impressione è che non vogliono dimenticare, almeno finché giustizia non sarà fatta.
Ora inizia l’ultima settimana qui a San Cristobal, con un arricchimento speciale per me…toccando con mano la vera sofferenza, la vera lotta, la vera cooperazione di un piccolo GRANDE popolo sperduto tra i monti, ricco nel cuore e nella dignità di essere umano. COLABAL, che nell’idioma tzotzil, lingua di queste popolazioni indigene, significa GRAZIE!!!

Sabrina Petazzi
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