Ma lo shiatsu è l’unica via?

Così nasce questo interessante scambio…

Scrive un allievo di Bologna che sta frequentando il terzo percorso di Accademia:
“..qualcuno mi indica la differenza con la nostra disciplina del massaggio californiano e psicosomatico? Non nella tecnica, ma nell’approccio…pensavo di fondare il Massaggio Calderarese (paese di origine del collega, ndr)”

Risponde un suo collega di corso…
Ciao Diego, per quello che riguarda la mia esperienza e per aver girato diverse scuole di massaggi, la differenza nell’approccio non la fa la tecnica ma Torì…., in base al suo percorso formativo e personale..!
Quando l’intento è puro e si basa sull’amore incondizionato, porta ad un solo risultato…; che sia shiatsu, un massaggio o qualsiasi altro trattamento o tecnica usata..!
Si lavora a livello sottile sulle persone (e di riflesso anche su noi stessi).
Non c’è differenza..!
Si porta la persona a coscienza del suo essere “persona” attraverso un percorso che può essere qualunque (shiatsu, massaggi, ecc..).
Piccola parentesi: anche nei massaggi così detti tradizionali si lavora sui canali energetici; meridiani (semplicemente con tecniche diverse).
Per quanto riguarda il classico massaggio californiano, manuale con olii particolari, l’attenzione al contatto e all’approccio sono simili allo shiatsu…!
Da quello che ho letto della tua mail e che “mi è arrivato”, è un massaggio manuale che racchiude anche (accontentati che ti dica…) un rito sciamanico da parte dell’operatore che porta Uke a fare un viaggio dentro di sè (anche nello shiatsu succede) e che porta ad acquisire una consapevolezza del sè, maggiore..! Ed è lì il cambiamento..!
Spero che sia stato un pò più chiaro…!
Questa ovviamente è una risposta data dalla mia esperienza di vita e dalle mie esperienze/incontri..!
Ma credo che anche David possa avere una risposta alla tua domanda, vista la sua anima che tiene nascosta (vedi tattoo ohm)…
“A buon intenditore, poche parole..!” Spero che David non me ne voglia..!
A presto…; Buona Vita..!

Risponde il sottoscritto…
Buondì cari, visto che mi si tira in ballo…si balla! che dire, la mia esperienza, ormai piuttosto consistente in materia si basa su un percorso molto variegato, nasce con l’approccio esclusivamente fisico, se così si può dire, dell’attività agonistica, sia come atleta prima, che come istruttore ed allenatore, dopo, per poi spostarsi su altri fronti quali la sopravvivenza in situazioni estreme e arrivare, ad un certo punto allo shiatsu; il mio centro di formazione si è concretizzato in 15 anni di lavoro con un formatore francese che basa la sua scuola sulle relazioni interpersonali meno visibili ad occhio non allenato, insomma ciò che avviene fra le persone quando interagiscono; detto ciò ho praticato una quindicina di anni di ricerca sul rspiro, yoga astanga ecc, giusto per capire un pò di cosucce…alla luce di questo ho consolidato la mia esperienza con lo shiatsu facendone il mio punto di riferimento, mi sono baloccato diversi anni con il craniosacrale, ma la ritengo una bellissima tecnica complementare per certi versi, ma totalmente alternativa allo shiatsu per altri e quindi io faccio essenzialmente shiatsu. Nell’arco degli anni ho scambiato con molte persone e provato molte tecniche diverse, alcune molto serie, altre al limite della presa di giro…e, quello che fa la differenza, è sempre il percorso (oltre che la persona, ovviamente), più il percorso è lungo, difficile e irto di imprevisti, più l’essenza del lavoro arriva in profondità perchè frutto di una maturazione graduale, lenta e solida. E’ vero che la tecnica può prescindere dall’intenzione, ovvero se le mie intenzioni sono buone il lavoro sarà sicuramente buono e questo è un assioma assoluto che vale un pò per tutto, anche per il fruttivendolo! ma poi ci sono altri innumerevoli aspetti che rendono lo shiatsu abbastanza unico nel suo genere ed il primo è che è una tecnica di una facilità disarmante tanto facile che la si può fare senza alcuna conoscenza o che si adatta ad ogni conoscenza…il che presuppone di investire la quasi totalità delle risorse nella ricerca di se e dello specchio che lo shiatsu ne rappresenta…Sicuramente il massaggio californiano, il thai ecc sono basati su formazioni analoghe allo shiatsu e quando si parla di formazione non si parla di conoscenza nozionistica, ma di formazione lunga e duratura e possono essere paragonati alla nostra tecnica anche negli effetti profondi, ma io ho sempre diffidato dei tuttologi…a me venti anni di shiatsu son bastati solo per sentirmi dentro la tecnica e scoprire che ancora spero di averne altri venti di studio, poi riconosco l’utilità di molte altre tecniche per cogliere degli spunti che utilizzo, ma sempre con lo spirito shiatsu…Diffido da sempre delle formazioni lampo e superficiali, il centro non si compra al supermercato e neanche in gioielleria, lo si conquista secondo dopo secondo, sorriso dopo sorriso e lacrima dopo lacrima…ciao

David

Cari diego, Emiliano e David…
trovo davvero molto interessante questo confronto che fornisce stimoli e riflessioni che da sempre accompagnano anche il mio percorso.
io sono attore e regista di teatro, per molti anni ho praticato aikido (in questo ultimo periodo ho un po’ rallentato a causa di fastidi alla schiena dovuti ad una piccola ernia). anche se inizialmente ho cambiato diverse scuole, poi col mio maestro che mi ha portato alla cintura nera ho intrapreso un percorso di ampuku (trattamento giapponese dell’adome) visto che lui studia e pratica seitai viaggiando spesso durante l’anno da Kyoto all’Italia e che ha sempre praticato col maestro Tsuda.
sono psicomotricista e mi sono occupato di rieducazione funzionale con adulti e con bambini (attraverso il gioco), come formazione.
personalmente sono spesso animato da grande ciriosità verso le cose e credo che la curiositas che spinge l’uomo a ricercare e creare collegamenti fra le cose sia una virtù sana. purtroppo fa sempre meno parte della nostra società che per lo più invita ad un atteggiamento turistico da supermercato della conoscenza.
sono sempre combattuto nel dilemma fra una pratica profonda, totalizzante e lo studio di più cose che aprano orizzonti e nutrano il viaggio…
credo che dipenda molto anche dalla personalità.
ma ci sono tre cose che fanno la differenza:
la sincerità, la costanza e la capacità di digestione.
la sincerità con cui si segue ciò di cui si ha bisogno, la costanza con cui, anche nei momenti di noia o di minor stimolo si continua a lavorare e la capacità di digestione che ci permette di portare tutto al nostro centro, assimilarlo mettendolo in collegamento con tutte le tessere di mosaico che già si hanno nel proprio bagaglio.
è superbia pensare di poter stabilire stabilire collegamenti e trovare punti di contatto fra discipline apparentemente diverse che si sono incontrate nel cammino. ma è una superbia necessaria e anche giusta se è sincera ed attenta.
personalmente, lavorando in Italia e fuori con il teatro ho trovato moltissimi punti di contatto fra la mia formazione di psicomotricità, le arti marziali, lo shiatsu, l’ampuku…
ogni disciplina ha una sua profonda specifica ed anche io diffido molto dei tuttologi perchè spesso non vanno oltre l’aspetto superficiale e non spingono nè sè nè gli altri a ricercare a comprendere.
qualche giorno fa un mio allievo che partiva per l’Australia mi ha salutato e io non sapendo bene cosa augurargli, gli ho detto che speravo di ritrovarlo sempre più capace. ma non capace di fare. capace in senso etimologico. capace ccome può essere capace una damigiana. capace di contenere, di com-prendere dentro di sè.
nel mio percorso al momento spunta sempre più forte la necessità di un ascolto attivo, vivo, che crei un’assenza da cui emerga ciò che è veramente necessario. costruisco questo ascolto, anche se è un paradosso, attraverso il fare.
sono pieno di dubbi.
e mi fa parecchio piacere ritrovare questi dubbi e riflessioni simili anche nei miei compagni (e nella guida che ci conduce alla foce del fiume di studi. il problema, per tutti, poi sarà dopo la foce, quando ci si trova in mezzo al mare…il problerma e la bellezza allo stesso tempo).
Brecht diceva sempre di star lavorando duro per preparare il suo prossimo errore. credo sia una gran frase, anche perchè veniva da un uomo che curava ogni dettaglio e non appoggiava assolutamente atteggiamenti generalistici…
un abbraccio grande,
Lorenzo

A questo punto ritengo che in questo scambio di mail che ho solo parzialmente modificato per rendere più leggibile ci siano molti spunti di riflessione che possono coinvolgere dall’istruttore più anziano al neo aspirante “introduttorista” come vedete è spesso l’esperienza di vita vissuta che fornisce spunti e argomenti validi di confronto…
Buona lettura e buona riflessione
David Hirsch

Annunci

3 thoughts on “Ma lo shiatsu è l’unica via?

  1. Ciao a tutti…
    Trovo l’argomento piuttosto accattivante e ho voglia di tuffarmici e dire la mia.
    In tutte le pratiche e discipline che prevedono una relazione con l’altro vi sono molte affinità, occorre avere disponibilità all’ascolto, all’accoglienza e all’incontro con i bisogni dell’altro. Fatto questo grande passo, il compito principale è poi quello di predisporsi al meglio e mettere in campo tutte le competenze (tecnica,intuito,fantasia,giusto atteggiamento) perchè questo incontro si realizzi in tutta la sua potenzialità. Ogni disciplina, pratica, lavoro, arte che sia ha una sua peculiarità che si esprime nella tecnica, nel corretto uso degli strumenti,nella modalità e strategie con cui si usano. E qui ognuna ha la sua specificità ed espressione tecnica. Per alcune vi sono tecniche e modi affini e per altre no (salvo poi trovare della analogie di tipo simbolico), però tutte quante richiedono un grande lavoro su di sé, una certa capacità a lasciarsi provocare e mettere in duscussione. Mi sembra che siamo d’accordo in tanti sul fatto che avere un ampio bagaglio di esperienze sia molto importante. Non mi riferisco certo ai corsi o corsetti mordi e fuggi, ma a esperienze che siano state di una certa importanza in termini di “lavoro” che ha portato a fare su ognuno di noi. A volte anche un’esperienza breve risulta molto utile (se non altro a capire che magari non faceva per noi). Quello che io trovo sia importante è soprattutto la curiosità e la voglia di fare le cose sempre meglio. A questo proposito faccio mie le parole di Brecht sul lavorare duro per prepararsi al prossimo errore.
    Lo shiatsu, come tutte le altre pratiche, ci chiede un grosso lavoro; nel praticarlo per lungo tempo ci plasma nostro malgrado, ci modella. In fin dei conti quando siamo con i nostri uke mettiamo in campo ciò che noi siamo, con tutto ciò che abbiamo dato e ricevuto. Il nostro “stile” di shiatsu (o di qualsiasi altra cosa) sarà come noi siamo. Personalmente ho avuto modo apprezzare il lavoro di molti miei colleghi anziani, e la cosa più bella è stata vedere che molte delle cose che hai provato tu (nel bene ma anche nel male) le hanno provate anche loro, e allora ti accorgi che se lavori con serietà, impegno, fiducia e curiosità, non sei da solo su quella strada.
    Alla fine,dopo aver osservato, ascoltato e sperimentato ciò che conta è trovare il proprio modo di fare (nella fattispecie, shiatsu), il proprio stile, come quell’abito che ti sta a pennello e che ti fa stare da Dio.
    Un abbraccio a tutti
    Sergio

  2. Ciao, un piccolo e breve commento. DO viene comunemente tradotto con Via, ma più correttemente andrebbe inteso come il “camminare” lungo la Via. Il senso profendo del camminare è assolutamente “individuale”, come lo è il DO. Ogni Arte, Tecnica, Disciplina o semplicemente Vita vissuta permette di dare forma al proprio cammino individuale. Qualcuno di noi ama il mare, qualcuno la montagna….. ma importante è amare! In particolare Amare il proprio cammino.
    Attilio.

  3. Che bello scambio! Grazie!
    Sono sostanzialmente d’accordo con David e quanti si dimostrano scettici con gli approcci superficiali e le tecniche basate sul “poco”…
    Quest’estate, parlando una sera con Attilio ed Adriana, citai un pezzo del saggio “I Barbari” di Baricco (non che lo ami particolarmente, ma questo saggio è piuttosto interessante). Diceva che si sta formando una nuova specie umana, diversa da quella che conosciamo noi. Questa specie basa la propria ricerca non in verticale, con l’approfondimento della conoscenza, con lo studio “matto e disperatissimo” di leopardiana memoria. Bensì con lo scorrere sulla superficie, toccando più discipline diverse e avendo come scopo l’esperire il più possibile “in parallelo”, raggiungendo in questo la propria realizzazione. Non c’era giudizio, solo constatazione. Il discorso è lunghino…
    Ecco, io penso che un po’ lo spirito della domanda fatta sia questo… Io, personalmente, preferisco concentrarmi su una cosa alla volta e non sono affascinato da multidisciplinarietà mischiate a casaccio o nuove pratiche inventate ammuzzo.
    Vero è, come ho inteso sottenda anche Attilio nel suo commento, che ciascuno ha il suo cammino… suppongo che da qualche parte il cammino debba pur iniziare! Ai posteri l’ardua sentenza!

    Guido

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...