Convivialità Vs. Sovrastruttura

Ieri ho avuto il privilegio di accompagnare Francisco alla sede di Bologna per la “Festa Conviviale”. Lascerò raccontare ai padroni di casa com’è andata. Molto bene, comunque, tanto per non tenervi in sospeso. Volevo ragionare, invece, su alcune cose dette da Francisco durante l’incontro. Io e lui ci conosciamo da quasi un lustro e mezzo. Sono entrato in Accademia proprio nel periodo in cui iniziava a fare i corsi a Cuba. All’epoca era molto più qui in Italia che laggiù e, spesso, il giovedì sera, ci intratteneva con bellissime lezioni sui modelli culturali e cose così. Io, devo dire, il grosso dei discorsi che faceva, non lo capivo. Non il senso: proprio non riuscivo a capire le singole parole. Sembrava di ascoltare Enrico Ghezzi, con l’audio e il labiale fuori sincrono. Ooops… detta così suona un po’ male… Il fatto è che parlava con tono di voce molto basso e calante sulle sillabe finali… In questi anni, però, è migliorato molto nelle tecniche di esposizione. Sarà l’aria di Cuba… Comunque. Dicevamo… Francisco l’ho sentito parlare molto, in questi anni. E ogni volta mi ha insegnato un pezzetto in più rispetto alla volta precedente. Ieri c’è stata una rivelazione. Non so spiegare bene… Non ha detto cose molto diverse da quelle che scrive e che abbiamo letto nei suoi articoli. Più o meno è stato come quando, da bambino, impari a leggere. Le lettere le sai, le sillabe anche, ma non riesci ad inquadrare la parola nella sua globalità e poi, all’improvviso, scatta qualcosa: riesci a vedere la parola tutta intera. Ecco, ieri è andata così. Oh, sia chiaro: ho appena imparato. Non è che adesso riesco a leggere paroloni come “precipitevolissimevolmente” o “supercalifragilistichespiralidoso” così, d’emblée. Datemi tempo. Ma ritorniamo in tema (anche se divagare mi piace da morire…).
Francisco, per la prima volta da quando lo conosco, ha parlato in modo intimo del suo rapporto con lo Shiatsu Do e il Taoismo. E ha spiegato, in modo chiaro come non mai, il Taoismo Cubano, e lo Shiatsu Do così come lo si vive laggiù. Tanto per incominciare, A Cuba non usano le mappe. Imparano i Kata, dove vanno fatte e come vanno fatte le pressioni. E bon così. Nessuna domanda sui punti o sui meridiani, a cosa servono, perché si percepiscono cose, e cosa vogliono dire le cose che si percepiscono. Loro fanno Shiatsu. E la gente si alza felice. Non solo che “sta bene”, ma proprio felice. E il tutto viene diffuso entusiasticamente. Leggerete ancora le storie cubane, nei prossimi giorni, e le troverete bellissime. Ma il fatto è che l’unica consapevolezza che hanno è quella che lo Shiatsu rende felici. Lo Shiatsu Conviviale. E a loro basta così. E’ Taoismo, baby. Vivere il presente. Vi pare poco?
A me, invece, viene in mente la mia pratica quotidiana, l’approccio degli (e agli) uke che vengono quando “stanno male” e spariscono per mesi quando (e se) si è risolto il loro disagio immediato. Mi vedo nella stanzetta che spippolo schiene e mi soffermo sui punti. M’illudo che il mio sia un approccio “istintivo” perché il più delle volte non mi interessa neppure a cosa corrisponda il punto che sto trivellando da 5 minuti. In realtà applico modelli e faccio strategie. Più o meno elaborate, ma sempre strategie. E, si sappia, la cosa mi piace. Chi non era con noi ieri sera potrebbe dire: Cuba bravi, Guido cattivo. Uno giusto, felice. L’altro sbagliato, cervellotico. Ma noi, che ieri eravamo a sentire Francisco, diciamo: eh, no! Servono entrambe le cose. Serve la spontaneità e, anche, la consapevolezza di cosa fai e come lo fai. Serve la convivialità, ma anche la sovrastruttura. Complementari, non opposte. Per citare Francisco che citava, a sua volta, Padre Non-Ho-Capito-Chi (è migliorato, sì, ma serve ancora un po’ di esercizio…): “La luce è sia forma d’onda, sia particella. Dipende da come la guardi”. Shiatsu onda o Shiatsu particella?
Mi sono venuti in mente, anche, gli studenti: io, studente di qualche anno fa e ancora per strada, e i compagni di viaggio che frequentano i corsi ai quali assisto. I primi due anni del percorso didattico di Accademia, sono Kata. Come a Cuba. Rivedo il racconto di Francisco e ripercorro le domande di noi studenti ai corsi, dal primo percorso al terzo. E mi chiedo: ma voi che siete un po’ più avanti per esperienza, ve li ricordate i volti dei vostri uke, quelli che lavoravano con voi per farvi fare pratica, quando si alzavano dopo il trattamento? Ve li ricordate i sorrisi e i ringraziamenti? E il vostro entusiasmo? Oppure è solo una pippa mentale mia? Non voglio essere provocatore, sia chiaro. Le mie sono domande serie. Le persone venivano da noi. Facevamo trattamenti “ignoranti”, non sapevamo rispondere alle domande che ci facevano dopo. Ma erano efficaci. E rendevano, e ci rendevano, felici. Poi è arrivata la sovrapposizione dei modelli, delle mappe, dei punti, della fisiologia energetica. E sono iniziati i dubbi, le prime defezioni di tori (e uke). E’ cominciata un’altra storia. Necessaria, affascinante, bella. Ma un’altra storia. Io, però, mi rendo conto che così, dopo un po’ mi logoro. Sono anni che, arrivato a gennaio-febbraio, inizio a schiumare dalla bocca. Manderei tutti a quel paese. A volte elimino il condizionale e agisco direttamente. A quel punto, di solito, arriva un seminario di Shiatsu, di quelli che il primo lavoro, appena arrivi, è “facciamoci un trattamento, con la sola intenzione di farci un bel trattamento”. Allora dimentico tutto e mi godo lo shiatsu com’erano mesi che non. Alla fine del seminario, torno a casa rigenerato e pronto ad affrontare il resto dell’anno e mi ritrovo un po’ più simile ai bambini di terza elementare che hanno partecipato ad un laboratorio, qui a Genova (vedi rivista Stare Meglio n°4/2010): felici ed orgogliosi di aver fatto Shiatsu ai loro genitori, un gesto di amore gratuito e puro. “Alma cubana” anche la loro, forse…
Ieri si parlava con Marcello e Francisco. Ci ho pensato un po’ su e, in treno tra Stradella e Voghera, ho concluso che non è solo una buona idea, ma una buona idea “necessaria”. L’idea è: facciamolo. Facciamolo, ogni tanto, quando ne abbiamo voglia, quando ne sentiamo il bisogno. Vediamoci nelle nostre sedi, quando ci va, scambiamoci trattamenti per il gusto di farlo e poi parliamo tra noi, per il gusto di farlo, e poi mangiamo qualcosa assieme. Non un appuntamento “istituzionale”. Niente ore di pratica certificata. Niente schede per il corso. Santo cielo, se iniziamo a regolamentare anche la voglia di incontrare degli amici, alla sera, vuol dire che siamo alla frutta! Dai, chi vuol giocare a far shiatsu con noi metta il dito qui sotto!

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4 thoughts on “Convivialità Vs. Sovrastruttura

  1. Ciao Guido,
    e ciao a tutti.

    Stanco per la giornata di ieri – ma anche per altre cose che Guido ben conosce – sono qui a rimuginare su quello che è successo.

    Un primo livello riguarda l’impressione avuta quando sono entrato in sede, solo a metà pomeriggio.
    La sala “addobbata” con bandiere cubane, manifesti sui progetti in Sud America, bancarella con materiale del volontariato, persone che aspettavano un trattamento e – gioia per le mie pupille – il tatami pieno di coppie che praticavano.
    E per tutto il pomeriggio è continuata ad arrivare gente: uke, amici dei soci, amici degli amici, suonatori, persone non ben identificate. Prima per ricevere trattamenti (o per farli), poi per ascoltare Francesco, ed infine per starsene insieme a mangiare, ascoltare musica, leggere testi, etc.
    E l’atmosfera era “calda”, accogliente, “morbida”, proprio come mi sono immaginato dovesse essere la “festa conviviale” proposta da Francesco!

    Una seconda considerazione – e qui parla il Presidente della Sede Locale – riguarda l’ammirazione e la gratitudine per chi ha lavorato per rendere possibile tutto ciò.
    Roberta, Dario, Urbano e Claudia da settimane preparano volantini, organizzano i volontari per i trattamenti, pubblicizzano la giornata in tutti i modi possibili, acquistano cibarie, arredano la Sede, insomma trasformano un’idea teorica in una bella realtà.
    Senza dimenticare tutti i soci ed amici che sono venuti a lavorare o a trovarci, che hanno portato altri amici, manicaretti, che hanno suonato (grande Claudio…), recitato o – semplicemente ma profondamente – “ci sono stati”.
    E qui probabilmente capirà la mia gioia chi – all’interno delle nostre sedi – si imbatte quotidianamente nella difficoltà di coinvolgimento dei soci!

    Ultimo – ma non per importanza – quanto detto da Francesco. L’impressione che ho avuto credo sia un pò simile a quella di Guido. Cose già sentite o lette (e già particolarmente apprezzate dal sottoscritto) che hanno però avuto – forse anche a causa del particolare contesto – un impatto profondo.
    L’effetto che le sue parole è stato uno spiraglio di luce verso un modo di intendere e praticare lo shiatsu che è “diverso” da quello che mi è abituale; che non rinnego ma che colgo sempre più come “parziale”.
    L’orizzonte è ancora nebbioso, ma forse adesso ci sono alcuni sprazzi di sereno che mi permetteranno di procedere un pò più agevolmente.

    Spero proprio che le mie future elaborazioni della giornata si potranno confrontare con quelle di altri shiatsuka, magari nel corso del prossimo incontro di “shiatsu conviviale”.

    Come diceva Tex Willer, hasta luego.

    Marcello

    P.S. per Guido. Padre Non-Ho-Capito-Chi è Frei Betto. Se sempre più in debito…

    • uhm… allora sono io che son duro d’orecchi. o tu eri seduto più vicino… 🙂
      e, a quanto pare, conviene di più dovere dei favori a michael corleone che a te…
      comunque, sì, concordo: spiragli di luce e ventate d’ossigeno. francesco ci ha regalato un posto bello dove andare quando siamo stanchi. e senza neanche dover prendere l’aereo. come ho detto a lui ieri sera, ho capito meglio quanto lo shiatsu a cuba sia prezioso per noi tutti.
      una grande giornata. grazie francesco, grazie marcello, grazie bologna.

  2. cari amici, che dire? le serate come queste sono per me una manna dal cielo, son tornata ieri sera piena e vuota, felice della felicità di cui francisco continuava a parlare, proprio come se l’onda si fosse propagata dentro al mio cuore. non so se anche per voi è così, ma dalle vostre parole ha toccato anche i vostri, credo!
    grazie marcello che hai accolto l’idea di francisco, insieme a tutti i soci di bologna, credendoci. con questa energia nel cuore vorrei proporre la cosa anche a milano!!!!! bellooooo!
    un abbraccio a tutti, anche alla neve che non è attaccata, permettendoci di arrivare tranquille a casina..

  3. … Di rientro da un week end di Shiatsu ricco di grandi emozioni e Buone Sensazioni, stamani vi leggo e x un attimo mi dimentico che sono a casa, caffe in mano e che tra poco inizia un’altra giornata di fuoco la fuori!
    … Posso solo immaginare la bellezza della Festa, l’aria calda e frizzantina che si possa essere creata sula tatami della sede di Bologna: complimenti a tutti!
    … Quello che piu mi colpisce e che, se pur stia veramente ancora movendo i miei primi passi a gatto…ni sui vari tatami, e non possa permettermi di dire molto, quello che sento nelle parole di Guido e Marcello, scaturite dal racconto di Francesco, e proprio il modo in cui piace vivere lo Shiatsu a me!
    … METTO IL DITO SOTTO e… pronta via a giocare a fare Shiatsu con voi, sempre nei limiti dei miei piccoli strumenti, ma sicuramente con il SORRISO…LO!!!
    Mettermi in seiza per praticare: per scambiare un trattamento, per seguire una serata, per condividere un 12 ore, oppure sdraiarmi e fare Yuke (… si perche voi siete tutti Uke, ma io sono Yuke!!!), sin dal primo momento per me e sempre stato un attimo di gioia. Il ritmo frenetico della giornata rallenta con il mio respiro, i pensieri e gli impegni vengono avvolti da una calda e densa nube bianca e tu non ci pensi piu: e tempo di Shiatsu, e tempo di un sorriso, e tempo di godersi ogni attimo, ogni pressione, ogni respiro e… “Qui e Ora, solo tutto questo piccolo GRANDE dono”!
    Mi piace fare Shiatsu… E bella l’attesa del 12 ore in Sede, e dolce l’attesa del tuo uke, e bello crescere con i tuoi compagni di corso e con i tuoi uke, e meraviglioso non sentirti mai “imparato” (… come dice Qualcuno!),e importante andare avanti con tutti voi che ne sapete MOLTO piu di me, ma e anche speciale quando ti trovi a fare Shiatsu e fino a un attimo prima non era previsto! Fare Shiastu per me significa, anche, stare bene io e stare bene con l’altro e… poiche se gioco sto benissimo: alloraaa… giochiamo a fare Shiatsu, il mio sorriso e garantito!

    Ancora una volta… GRAZIE a tutti voi!
    Ancora una volta… GRAZIEEE!!!
    Anna

    PS X Guido: io metto il dito sotto e gioco a fare Shiatsu con voi, ma tu non me lo tagliare perche ho detto “grazie” ancora!!!

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