Racconti Taoisti #2

Dunque, in un tempio vicino a Lahore, viveva un maestro arciere di nome Visvamitra, di cui tutti ammiravano l’abilità. Quando imbracciava l’arco, egli otteneva sempre il perfetto vuoto mentale, e la freccia si dirigeva verso il bersaglio senza che da parte del maestro fosse necessario nessuno sforzo di volontà, nessun apprendimento autocorrettivo o obbedienza inconscia a calibrazione interiore in termini batesoniani. Un giorno il maestro stava facendo lezione davanti agli allievi, e aveva incoccato lo strale e teso l’arco, quando una farfalla si posò proprio sulla punta della freccia. Il maestro non la allontanò nè scoccò il dardo. Semplicemente aspettò, con l’arco immobile e teso. Circa un’ora dopo, la farfalla volò via. Subito la mano del maestro lasciò la freccia, che centrò il bersaglio. “Maestro”, disse un allievo, “è veramente straordinario come lei abbia saputo mantenere il vuoto mentale per tanto tempo, nonostante la presenza della farfalla”. “Quale farfalla?” – disse il maestro Visvamitra.


Dunque, c’era in un tempio vicino a Calcutta un maestro tiratore d’arco, Vaisampayana, di cui tutti ammiravano la destrezza. Egli sapeva sempre ottenere il vuoto mentale, nei termini dell’ipotesi fisica del diavoletto di Maxwell, e ogni volta sembrava che fosse il bersaglio stesso a calamitare irresistibilmente la freccia verso di sè. Un giorno un allievo burlone pensò di fare uno scherzo al maestro. Prese una delle frecce e le incollò sulla punta una farfalla imbalsamata. Quando il maestro estrasse la freccia dalla faretra e l’ebbe incoccata, si trovò la farfalla davanti agli occhi. Il maestro si fermò, con l’arco teso. Dopo dodici ore era ancora nella stessa posizione, e qualcuno degli allievi cominciava a dare segni di cedimento, gli stomaci bramivano per la fame, le gambe inchiodate nella posizione del loto erano un unico straziante crampo, e tutti stavano per pisciarsi addosso. Passarono altre dodici ore e numerosi allievi svennero. Finchè l’allievo burlone si inchinò davanti al maestro e disse: “Perdonami, nobile Vaisampayana, ma è stato uno scherzo: la farfalla è imbalsamata. “Il maestro Vaisampayana, senza dire una parola, scoccò la freccia e trapassò l’allievo a un polpaccio. “Così impari a fare il cretino” – disse.

Stefano Benni – Elianto
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