E’ legale esercitare lo Shiatsu?

Sì, è legale. E potremmo chiuderla qui. Ma siccome c’è gente che non si fida, spendiamo qualche parola in più. L’antefatto: lo scorso fine settimana, una graziosa studentessa del terzo anno giunge allarmata al corso. Una sua conoscente le ha detto che per praticare professionalmente lo Shiatsu occorre essere estetisti e, quindi, fare l’apposita scuola con un ulteriore, ed esoso, esborso economico. Il sottotesto, neanche troppo implicito, era: ecco, mi avete preso in giro dicendomi che avrei potuto lavorare e invece mi tocca sborsare oltre diecimila euro per diventare estetista. Dopo un piccolo e breve pensiero assai poco onorevole, subito accantonato, ho ringraziato mentalmente la conoscente disinformata della nostra allieva perché mi ha dato l’opportunità di chiarire un paio di cose.
Sullo Shiatsu se ne sono dette di tutti i colori e hanno cercato di infilarlo in ogni possibile “calderone professionale”. Le varie associazioni di categoria, APOS in testa, si sono dedicate e si stanno dedicando, da anni, alla tutela della nostra figura professionale. Il risultato, mentre si attende ancora una legge ad hoc, è che lo Shiatsu è “libero”. Certo, vorremmo che ci fosse una legge dello Stato che tuteli noi e i nostri Uke (le parole “utenti” e “clienti” sviliscono sempre un po’, secondo me…) e che sancisca, finalmente, i requisiti per poter essere Operatori Professionali ma, finora, dobbiamo accontentarci di quello che c’è. Nella fattispecie, parliamo della nostra mai abbastanza amata Costituzione e, nello specifico, degli articoli 35 e 41. In pratica tutto quello che si deve fare per diventare Operatori Shiatsu è:
1) seguire dei corsi seri: possibilmente non tenuti dalla Signora Mariuccia nel garage di casa sua, ma in una scuola che garantisca un curriculum accettato dalle varie associazioni di categoria (l’APOS è quella con il maggior numero di iscritti).
2) entrare a far parte, per propria tutela (assicurativa e legale) e per garanzia dei nostri Uke, di una delle suddette associazioni di categoria.
3) aprire partita IVA (consigliato il regime dei contribuenti minimi), se possibile. In caso (vedi dipendenti pubblici) ciò non si potesse fare, rivolgersi ad un consulente del lavoro per esplorare altre possibilità e poter esercitare la professione all’interno di realtà associative e non (contratti di collaborazione occasionale, a progetto, ecc.).
Se, invece, non siete operatori ma volete farvi fare un bel trattamento Shiatsu, informatevi presso il vostro operatore riguardo al suo percorso formativo e da quale associazione professionale è riconosciuto tale. Diffidate da chi si propone di “guarire” i vostri acciacchi, da chi vi suggerisce di assumere prodotti omeopatici o simili, da chi vi chiede di spogliarvi per fare il trattamento: lo Shiatsu si pratica vestiti; non prevede l’uso di creme, oli, sostanze più o meno “terapeutiche”; consiste nel praticare pressioni con mani, pollici, gomiti e, a volte, ginocchia, su punti e zone specifiche e mirate del corpo; non “guarisce” malattie, patologie o disturbi ma genera un miglioramento della vitalità, portato da un processo evolutivo naturale (per maggiori dettagli, cliccate qui).
E se, ancora, qualcuno dovesse, per interesse diretto o meno, dirvi che dovete essere estetisti, fisioterapisti, massoterapisti, ingegneri, avvocati, dotti, medici e sapienti per poter praticare lo Shiatsu, dategli pure l’indirizzo di questo articolo e ditegli di scaricare queste quattro paginette qui sotto… e buon trattamento!

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