Shiatsu, Transfert e Controtransfert: breve analisi del rapporto tra Tori e Uke.

E’ da qualche giorno che leggo e rileggo l’intervento di Valentina sulla “Panchina al parco”, a proposito di transfert e controtransfert. Trovo che l’argomento trattato sia molto interessante, spesso viene affrontato dagli allievi nei corsi, altrettanto spesso è oggetto di confronto con operatori di altre Scuole e formazioni.

Premesso che non so praticamente niente di psicoterapia, di transfert e compagnia bella, posso però accennare alla mia esperienza in ambito shiatsu in merito al tema.

Credo che sicuramente (per quanto qualcosa possa essere sicuro…) durante un trattamento tori ed uke si influenzino a vicenda. Quello che sono, le mie storie passate, il mio stato attuale “emergono” da ogni mia singola pressione, e vengono percepite – anche se perlopiù a livello inconscio – da uke. Succede lo stesso al contrario; quando tocco uke mi arrivano – pure in questo caso quasi sempre in modo non consapevole – centinaia di informazioni su di lui, la sua vita, etc.

Dallo scambio di queste informazioni parte il trattamento shiatsu, e dall’attenzione che vi portiamo – fermo restando un minimo di capacità tecnica – la qualità del trattamento stesso.

Detto ciò, non mi ritrovo nella possibilità che uke mi “passi” qualcosa, bello o brutto che sia.

Se il trattamento è ben fatto – e non apro una parentesi su cosa intendo per un buon trattamento, anche se sarebbe interessante confrontarsi pure su questo aspetto – lo scambio che avviene è solo nella direzione di stimolare la “parte migliore” che ognuno di noi – tori ed uke – ha. Al posto di “parte migliore” ognuno può metterci quello che preferisce: anima, cuore, spirito, sistema immunitario, la “Forza” di Guerre Stellari, muscoli/tendini/legamenti, Ki, etc.

Ne consegue che entrambi alla fine del trattamento stiamo sempre meglio, che sia di poco o di tanto. Questa è almeno la mia esperienza!

Concludo con una considerazione sul come “gestire” le “sfighe” altrui, per evitare che ci vengano “passate” (l’uso accentuato di virgolette non è casuale…).

In alcune Scuole di shiatsu questo si traduce con lo studio di tecniche “difensive”, per evitare appunto qualcosa di virulento che mi arriva da uke.

Credo che questo modo di pensare derivi dal considerare l’altro come un potenziale “nemico”, come qualcuno che io – nella mia magnanimità – cerco di aiutare con lo shiatsu, ma che mi potrebbe “infettare” con le sue disgrazie.

Se io considero invece l’altro come una persona, con le sue caratteristiche e particolarità, e cerco di “ascoltarla” e comprenderla per quello che è, provando semplicemente – con lo shiatsu – di “camminare” insieme a lei, non posso assorbire niente di brutto.

Specialmente, e questo è il secondo termine dell’equazione, se io sono tranquillo, stabile, in pace con me stesso e voglioso di avere una relazione (sempre shiatsu, vorrei sottolineare per la tranquillità della mia fidanzata…) profonda ed appagante con uke; questo non è uno stato sempre semplice da raggiungere, ma ritengo debba essere un obiettivo importante per uno shiatsuka.

In sintesi, credo che il problema sia quello di vedere l’altro come un compagno – anche se a volte non è sempre piacevole o simpaticissimo – di una bella cosa che facciamo insieme.

Se comincio invece a vederlo – credo soprattutto in modo inconsapevole – come un “avversario”, non potrò che iniziare l’ennesima battaglia, che bene che vada porterà contusioni e ferite ad entrambi.

Marcello
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11 thoughts on “Shiatsu, Transfert e Controtransfert: breve analisi del rapporto tra Tori e Uke.

  1. Caro Marcello, come operatrice shiatsu, e dietro un’esperienza di 11 anni nel campo, penso che, anche se siamo ben centrati ed in pace con noi stessi, come dici tu, non riusciremo ad essere utili al nostro uke se ci lasciamo attraversare ed influire dai suoi stati d’animo ed emozioni. L’altro non è un nostro nemico, ma una persona con il suo bagaglio di vita che probabilmente, in quel momento, ha bisogno di noi. Non è quello il momento di “subire” le sue instabilità emotive, ma è il momento di mostrare empatia e di restare sereni e – lasciami passare la citazione- distaccati per aiutare nel migliore dei modi l’uke.

    • Ciao Katia,

      interessante commento.
      Sono più o meno d’accordo con quanto scrivi, ma non mi torna il concetto di “…non è quello il momento di “subire” le sue instabilità emotive…”!

      Come operatore shiatsu, e dietro un’esperienza di 16 anni nel campo, penso che non ho mai “subito” le instabilità emotive di nessuno.
      Come tu scrivi, resto sereno, cerco la mitica “empatia”, “accolgo” uke in tutte le sue manifestazioni ma sicuramente non subisco alcunché.

      Apro parentesi. Cosa intendi per instabilità emotiva? Qual è il limite perché un “normale” insieme di emozioni, che ognuno di noi prova con diversi livelli di intensità, degeneri in instabilità? E’ una cosa che non ho mai capito… Chiusa parentesi.

      Credo però che il problema sia strettamente legato a come NOI ci poniamo di fronte ad uke. Se io utilizzo, e dunque prima formulo nella mia mente, il termine “subire”, questo evidenzia che il mio approccio alla persona che tratto è in termini di “subire” o “non subire” qualcosa. Questo meccanismo è ben evidenziato dai recenti progressi delle neuroscienze.
      Allo stesso modo, se il mio modo di vedere/percepire/vivere lo shiatsu esclude tale termine, e magari ne contempla ed utilizza un altro, tipo “accompagnare”, “sostenere”, “stare con”, probabilmente la relazione che creo con uke si svilupperà in tal senso.

      E, finalmente, niente più instabilità emotive da subire ma infinite peculiarità e sfumature da apprezzare.

      Marcello

  2. Sono d’accordo con Marcello e anche con Katia riguardo al “Distacco” salutare, nel senso di essere centrati e pu ascoltando ed essendo in contatto essere attenti e responsabili di come gestire il trattamento/relazione.
    L’unica cosa su cui metto un pò l’attenzione è si sta “sempre” meglio tutti e due alla fine del trattamento??? che significa meglio??? Sicuramente si arriva un pò cambiati, ma a volte con sensazioni spiacevoli, per uke(accentuazione dolori, o stati d’animo che prorompono come tristezza o rabbia o altro, se per meglio intendiamo solo piacere credo che non sia così se invece anche le sensazioni spiacevoli sono vissute come un passaggio a volte necessario e comunque un’attività di trasformazione ed evoluzione allora sì mi ci ritrovo.
    Meditiamo……e interveniamo

  3. Grazie mille per la risposta piena di significati e spunti interessanti. Talmente tanti spunti che al momento devo riordinare le idee che ho in testa per intervenire a mia volta:o) Ringrazio comunque Marcello e i commenti successivi, e quello che verranno!

  4. Sarà che sono appena rientrata dal Seminario Finale di III pp svolto a Paestum lo scorso weekend, e che quindi non mi riprendo ancora dalla “attivazione” conseguente, ma mi ritrovo in perfetta sintonia con quanto affermato da Marcello. Se, come ci viene insegnato, impariamo a trattare il nostro Uke col cuore, possiamo sentire l’altra persona solo come un compagno, difficilmente come un avversario. E lo shiatsu va! Grazie. Caterina

  5. Dunque, ho riletto con attenzione questo articolo. Non so, c’è qualcosa che non condivido o forse non comprendo fino in fondo. Certamente sono d’accordo che l’incontro tra tori e uke permetta di instaurare una relazione, quindi ci sia un passaggio di informazioni. Però nel passaggio di informazioni inevitabilmente ci si scambia qualcosa. Il transfert e controtransfert in psicoterapia, psicanalisi o nel colloquio psicologico sono concetti inevitabili ed indispensabili. Grazie ad essi il percorso terapeutico può andare avanti. Certo, nello shiatsu non si può parlare di terapia considerando anche la tipologia di persone che possiamo trovarci di fronte. Però secondo me quello che uke mi trasferisce (la sua storia, stato d’animo, problema, ecc.) io lo avverto e questo va ad incidere sul mio modo di trattare. Premettendo che io ho ancora difficoltà nel “sentire” qualcosa durante un trattamento (trovo molto più semplice comprendere e ascoltare una persona durante un colloquio) mi rendo conto, però, che talvolta alcuni messaggi mi passano. Ad esempio la sensazione di agio o viceversa di disagio di uke. Questo incide sul mio trattamento o per lo meno mi sembra di avvertire più fastidio. Allora, credo, nel controtransfert quello che io passo è forse un trattamento meno efficace o “buono”. Lo stesso magari capita se io in quel momento mi sento stanca o triste o arrabbiato. Uke non lo percepisce? Quello che mi chiedo è come gestire questo aspetto. Riesco a farlo più o meno bene in un colloquio (per predisposizione naturale e per il percorso di studi e professionale che sto facendo), ma nello shiatsu lo trovo più difficile. Forse non so come fare, forse non è possibile farlo. Forse è solo questione di esperienza.
    Scusate per il lungo discorso:o)

  6. Da quando e stato pubblicato l’articolo di Marcello, anzi da quando Valentina si e seduta sulla nostra Panchina (deserta da tempo!!!), sto leggendo tutti i vostri commenti.
    Leggo e rileggo l’articolo.
    Leggo e rileggo dei vostri vissuti delle vostre sensazioni e dei vostri pensieri.
    … passano i giorni e ogni volta mi dico: “Cosa ne vuoi sapere tu!!!”, non fare sempre Prezzemolo… penso!
    Dopo un’intensa giornata di trattamenti ieri, non ho piu resistito ed eccomi qua!
    Di vissuti non ne ho molti in confronto a tutti voi, quel che posso dire e che mi capitato di stare male dopo alcuni trattamenti, soprattutto se fatti la sera con tanta stanchezza addosso. Mi e capitato pero anche di rialzarmi dal fouton piu “carica” di quanto non fossi all’inizio del trattamento.
    Quello che mi e stato insegnato e che se sei centrato e in ascolto di te, sei disposto all’ascolto dell’altro (per me che ho appena finito il II tutto cio e solo qualcosa di misterioso e molto affascinante). Quel che ho capito e che se stai male dopo un trattamento a un uke difficile, diciamo cosi, non e perche lui ti abbia “passato” qualcosa, ma perche tu non eri sufficientemente centrato e quel Qualcosa ti riusona…
    Puo essere?!
    In che modo tutto cio, ripeto, per me e un piacevole mistero che scopriro pian piano senza furia, solo con l’immenso desiderio di praticare, sentie e… crescere!

    … Mi sono trattenuta nella lettura attenta, ora timidamente scrivo da piccola Shiatsuka in erba quale sono.

    Colgo l’occasione per dire che questo animato dibattito che si e creato mi ha intrigato molto. Era bello aprire il blog e poter leggervi.
    Spero che sia un inizio anche se siamo tutti molto presi dai mille impegni! Spero che anche altri allievi abbiano avuto la mia fortuna di dedicare del tempo al Blog percje puo essere davvero uno strumento stimolante di crescita.
    Piu vi leggevo e piu domande mi venivano in mente… BELLOOO!!!

    Grazie a tutti!!!

    Anna

  7. …e allora falle, queste domande!!!
    🙂
    scherzi a parte, la statistica delle visite, che si è impennata raggiungendo il doppio degli altri giorni, evidenzia un forte interesse per questi argomenti. e allora non siate timidi e stimolate discussioni come questa!!!

    per quanto riguarda il tuo commento, anna, sono molto d’accordo: se finisco un trattamento più stanco di prima, col mal di schiena, di cattivo umore, prima di dar la colpa a chissà quali sfighe mi ha “passato” uke (o-mio-dio…) sarebbe meglio che analizzassi le ie posture da gorilla, il conguaglio del gas spropositatamente elevato, l’ennesima sfiga sentimentale e l’innalzamento dei tassi di interesse della BCE che mi fanno alzare il mutuo.
    per dirla in altri termini (e confondere ancora di più le acque), se sono un discreto violinista è inutile che la meni col fatto che con uno stradivari suonerei meglio: ne riparleremo una volta raggiunta l’assoluta perfezione della tecnica…
    per questo sono perfettamente d’accordo con marcello e con te…

  8. Grazie Guido!

    Una delle domande potrebbe essere proprio sul mal di schiena… Xche durante il trattamento, se appunto non sono centrata abbastanza e/o molto stanca (… e mi sa che le 2 cose vadano insieme!) la mia ernia totalmente spulsa si imbizzarrisce che i cavalli di Frankestein junior sono niente in confronto?! Cioe… xche quel dolore li, piuttosto che un altro?! Forse xche e il mio punto debole?!

    Beh, in realta la domanda l’ho fatta, ma ho scoperto quanto sia piacevole avere delle domande e tenerle li, senza chiedersi troppi xche e senza volere x forza una risposta, anzi, magari un’altra domanda!!!

    Ieri ho trattato un uke che x me e difficile sia xche e un uomo grosso, sia x qualche misterioso motivo. E arrivato snervato… ho iniziato a trattarlo e a un certopunto il pensiero: “Ecco Anna, lui e snervato, arrabbbiato, era come se lo sentissi sotto i miei palmi e pollici, ora non fare come al tuo solito che subisce tale situazione. Fai il tuo trattamento meglio possibile, lui e lui con il, suo snervo, tu sei tu!”. Alla fine ero stanca, vuoi xche era il IV trattamento della giornata, vuoi xche appunto lui e grosso, ma ce l’avevo fatta: la mia schiena era ok e il mio umore felice e sereno in un sabato di primavera piacevolmente diverso… Ero serena e felice di avercela fatta!!!

    Cosi… solo condivisione!!!

  9. Cara Valentina, che begli spunti per ragionare su un affascinante aspetto di quello che facciamo…

    “Però nel passaggio di informazioni inevitabilmente ci si scambia qualcosa.”
    Sacrosanto! Dal mio punto di vista, è quello che giustifica lo shiatsu; se non ci scambiassimo niente, probabilmente farei meglio a restarmene a casa a leggere un libro.

    Il problema è quello che IO ci faccio con quanto mi arriva!
    Tralasciando la mitica “centratura” alla quale accennano Anna e Guido, che in realtà vedo come una cosa molto naturale (anche se puoi studiare tecniche per facilitarla…), io filtro gli stimoli che mi arrivano e decido come interpretarli:

    a) roba “cattiva” (disagio, le già citate “instabilità emotive”, etc.), dalla quale schermarsi o – se non sono capace – dalla quale essere influenzato negativamente e che si traduce in un mio malessere, in un trattamento meno “buono”, etc.

    b) interessanti peculiarità di uke; nè buone nè cattive, ma sempre utili per conoscerlo meglio ed entrare in relazione con lui.

    In quest’ultimo caso credo che – preso come sono dall’esplorare e conoscere il mio uke, allo stesso modo di un astronauta che sbarca per la prima volta su un nuovo mondo – non avrò bisogno di schermarmi, di difendermi o di fare alcunchè se non STARE con lui. Penso che in una siffatta situazione non si pone neanche il problema di fare un trattamento “meno buono”; sicuramente tutto quello che farò sarà il meglio che mi è possibile in quel momento.

    Forse il problema di fondo, anche se non sono sicurissimo, è solo quello di accettare appieno la nostra voglia di stare con uke (che sicuramente esiste, visto che ci facciamo shiatsu insieme…).
    Se questo ci si chiarisce, daremo il meglio (anche se forse non lo è in assoluto, ma chi se ne frega…), uke lo percepirà e staremo bene entrambi.

    Che ne pensate, cari bloggers (che, dopo tanto tempo, ho capito non essere membri degli X-Men…)?

    Un cordiale saluto a tutti.

    Marcello

    Questo incide sul mio trattamento o per lo meno mi sembra di avvertire più fastidio. Allora, credo, nel controtransfert quello che io passo è forse un trattamento meno efficace o “buono”. Lo stesso magari capita se io in quel momento mi sento stanca o triste o arrabbiato. Uke non lo percepisce?

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