Una possibilità di creare bellezza…

Parlando, nel corso di una serata di pratica a Bologna, dell’associazione e della partecipazione alla sua vita, Raffaele mi chiedeva se questo valesse anche per lui, che non si è formato qui da noi.

Raffaele si è infatti “diplomato” alcuni anni fa a Como, e da un po’ lavora a Bologna, tornando a casa nei fine settimana. Da circa un anno frequenta la nostra sede, partecipando piuttosto regolarmente alle serate di pratica.

Spiegandogli come lui e tutti gli altri soci “fossero” l’associazione – indipendentemente da ruoli, esperienze, etc. – e questa esistesse unicamente perché loro esistono, mi sono reso conto di come ancora adesso questo concetto non sia ben chiaro a chi ci frequenta (Bologna ma anche le altre sedi).

Mi sembra allora utile ritornarci sopra, sperando possa essere “illuminante” per chi è con noi (in Accademia) da poco e faccia considerare la cosa da un altro punto di vista a chi da più tempo frequenta le nostre sedi, corsi, attività.

Andando per negazione, ognuno di noi bazzica o ha bazzicato, per esempio, una palestra. Che si faccia pesi, judo, tango, pilates o altro, il rapporto è chiaro; noi paghiamo (un corso, un mensile, una lezione) e ci viene dato un servizio, in termini di allenamento/insegnamento e collaterali (doccia, sauna, bar, etc.). Noi entriamo, facciamo quello che dobbiamo fare ed andiamo a casa, senza pensieri, problemi o dubbi.

Bello, lineare, filante! Semplice!

In un’associazione la cosa è un po’ diversa. Innanzitutto come si costituisce; alcune persone affascinate da qualcosa (ipotizziamo, tanto per fare un esempio a caso, dallo shiatsu) decidono di mettersi insieme per farla. Questi personaggi sono quantomeno singolari:

  • non progettano di guadagnarci, ma di solito tirano fuori anche dei soldi;
  • ritengono (anime beate!) che fare le cose – lo shiatsu! – insieme sia più bello che farsele da soli;
  • non “esigono” un servizio perché “hanno pagato”, ma danno e ricevono in uno scambio continuo, per il piacere di farlo;
  • vedono nell’associazione una possibilità di esprimersi, di creare qualcosa di bello, di sperimentare rapporti più pieni e gratificanti rispetto a quelli usuali;
  • dedicano del tempo all’associazione; accudiscono la loro creatura, cercando di farla crescere forte, bella e dotata di sani valori;
  • sono così innamorati di quanto stanno facendo che rompono i coglioni a tutti perché “giochino” insieme a loro all’interno dell’associazione.


In un posto del genere, e con siffatti personaggi, a volte avvengono miracoli!

La loro passione risulta tanto coinvolgente ed il loro impegno così forte e determinato che un sacco di nuove persone sono attratte, sia da quanto si fa – lo shiatsu, sempre per stare nell’esempio di prima – che dall’aria che se ne respira.

Ed a loro volta portano amici, conoscenti, colleghi e parenti. L’associazione cresce. Trova una sede più grande e bella. Si moltiplicano le attività. Si migliora la struttura e l’organizzazione, che diventa sempre più articolata ed adatta a sviluppare nuovi progetti e realizzare nuovi sogni.

Questo è quello che un’associazione potrebbe essere. Un agglomerato di persone che seguono insieme una via (anche nel senso di “Do”, per gli appassionati del genere…) creando continuamente ricchezza, non economica quanto di relazioni, cultura, arte, bellezza.

E pensare che le persone citate sopra siamo noi…


Marcello Marzocchi

P.S. – Mi stavo scordando il “lato oscuro”, che potrebbe prendere il sopravvento su quanto visto.

All’apice dello sviluppo gli omini (e le donnine, ovviamente…) visti prima cominciano a collassare. Sempre più tempo da passare in associazione, per far funzionare il meccanismo. Tempo rubato alla famiglia, al lavoro, ad altri interessi.

Questi omini sono però stoici, ed hanno grande resistenza, fede e determinazione.

Continuano a lottare ma sono soli, contro nemici potentissimi quali disinteresse, opportunismo, mancanza di partecipazione, modello Eas, incapacità di sognare e di realizzare i sogni…

Ed a lungo andare, uno dopo l’altro, soccombono.

E con loro l’associazione.

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8 thoughts on “Una possibilità di creare bellezza…

  1. bellissimo !!!!!!!
    sono alla ricerca della via , pratico gia ki-aikido ,sono attratto dallo shiatsu ,voglio tuffarmi in una vita vera piena e serena a presto ciao

  2. Fervono i commenti e le considerazioni…

    Considerando che la maggior parte degli shiatsuka dell’Accademia gravita, in un modo o nell’altro, nell’orbita di una Sede Locale, che ne pensate di quanto sopra?

    Avevate idea che in una Sede ci fossero dinamiche simili?
    Vi piace l’idea?
    Vi piace ma avete altro da fare o partecipate attivamente?
    Non ve ne frega niente?

    Sarebbe bello se anche qualche responsabile di sede raccontasse il proprio punto di vista, magari completamente diverso da quello del sottoscritto, in modo da farci un’idea più ampia della realtà rappresentate dalle nostre Associazioni.

    A presto.

    Marcello

  3. Marcello, non sono un “responsabile” di sede ma, comunque, membro di un direttivo… ieri abbiamo fatto l’assemblea annuale. c’erano 25 soci (che non è affatto male, circa il 15% dei soci iscritti)… il giorno in cui mi inviasti il tuo articolo, la nostra presidente Anna mandò una mail a tutti i soci dicendo pressappoco le stesse cose che scrivi tu (e di cui ho chiara percezione anch’io). A quanto pare è una fotografia comune: Liguria ed Emilia sono due regioni profondamente diverse eppure l’associazionismo è vissuto in modo molto simile.
    Io credo che facciamo assai bene a preoccuparci e a non arrenderci di fronte alla fatica di portare avanti in pochi un progetto a beneficio di molti. A volte farebbe piacere, da parte dei chi frequenta la sede, non dico un “do ut des” ma, almeno, un “do ut grazie” (‘sti bastardi…) 🙂
    Penso, però, che ci siano aspetti del tutto indipendenti dal nostro operato e che io non riesco a cogliere appieno: l’affezione dei nostri soci è altalenante, a fisarmonica. Anni floridi che brulicano di persone ed iniziative ai quali seguono anni di calma piatta che ti fanno sembrare sempre più un commesso della UPIM, interpellato solo per informazioni o rimostranze. Non voglio fare il fatalista e non intendo gettare la spugna di fronte alla scarsa partecipazione della stragrande maggioranza dei soci ma, anche se non vedo premiati i nostri sforzi come vorremmo in termini di compartecipazione, non ho ancora perso la voglia di sbattermi. Per me, in primis: perché quando vado a lavorare in Accademia voglio sentirmi a casa e voglio stare bene. Finché ciò accadrà, ci sguazzerò come un paperotto nello stagno. Se poi tutto ciò dovesse finire, penso che sapremo accettarlo. E, senza dubbio, troveremo dentro di noi la voglia di costruire qualcos’altro che ci soddisfi e ci faccia divertire più di prima.
    Guido.

  4. Sono d’accordo su tutto quanto scrivi, ma vorrei fare una considerazione provocatoria.

    Se non c’è partecipazione, o è scarsa, direi che mancano i presupposti per un’associazione (aggregazione di più persone che perseguono un fine comune…). Dunque cosa siamo? Carne, pesce, affettato, seitan o qualcos’altro?

    Un’associazione con una “partecipazione” di una stretta minoranza di soci, è un’associazione? La sua esistenza ha senso? Ho forse sarebbe più idonea un’altra struttura (magari da crearsi ex-novo…)?

    Per favore, non rispondetemi che tanto è così dappertutto, che questa è la natura delle cose, che è sempre stato così…

    … tutto il resto è gradito!

    Non per risolvere niente, ma per confrontarci ed avere una maggior chiarezza sulla “cosa” dentro la quale operiamo.

    Marcello

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