Terra – Il Respiro della Pressione, seminario di Votigno

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3 thoughts on “Terra – Il Respiro della Pressione, seminario di Votigno

  1. buon tutto a tutti . ora in particolare ai componenti del seminario a Votigno..
    oltre il posto, l’atmosfera,la giocosità,
    c’era vita di vita, sensazioni dolci, forti, mirate, libere di esprimersi e di condivisioni,
    ascoltare l’altro e sentirsi e imparare …..
    e poi quei 4 conduttori ….da loro tangibili
    esperienze ..acquisizioni …informazioni…bagagli …toccare con mano
    storie..vite…differenze, non come valutazioni o altro , ma nuovi aspetti nel sentire nell’aprirsi ,, nell’ascoltarsi dentro….. e poi giochi…meditazioni…momenti con freck e la sua MA,,,, Bernardo …serioso avvolto nella sua scarpetta tibetana,,concetti seriosi ma raccontati con semplicità,,, sabrina,,,, spronati al sentire utilizzando gioco finalizzato a non far giocare la mente ma il cuore…Rosina ,,, con grazia ci ha condotto in acquisizioni. del sentire fisico e trovare sbocchi per un’evoluzione ..e poi l’altra esperienza condotta..da,,,,,a comprendere il dentro come forza di espansione…un grazie di cuore a tutti giorgio

  2. cari amici.
    per ringraziarvi del bel seminario vorrei dedicarvi una poesia del mio libro “intenso profumo di un giglio ed essenza di Rosa”. Si intitola:” La signora degli aquiloni”. Se scrutate dentro tutti voi esiste.

    Avevo promesso a una amica
    di costruire un aquilone insieme alla figlia.
    Radunare i policromi fogli di carta,
    raccattare i legnetti più dritti,
    preparare le colle.
    Antica è l’arte in persone lontane da noi
    di costruir con la carta
    inusuali forme ondeggianti al vento di primavera.
    Unire pezzetto pezzetto.
    La giusta attesa alle colle di far presa, legar le strutture.
    Permettere l’assemblatura.
    Ridare vita a quei fogli di carta riposti in soffitta
    ad attendere ignoti destini, aspettare un… chissà
    forse un’altra destinazione.
    Con maestria legare lo spago robusto,
    nell’arduo compito di trattenere
    l’incontenibile gioia di mille bambini.
    Un colore legato a un sospiro, là in alto,
    quasi a volersi staccare dal quotidiano cammino.
    Di allontanare il punto di vista, già scrissi.
    Distaccarsi dal suolo.
    Volare.
    L’ardito sogno dell’uomo permesso a un pezzo di carta
    a mano assemblato da un bimbo dentro un cortile
    in un giorno ventoso di primavera.
    “Dai filo!” quella donna che li osservava gridava:
    “dai filo!”
    Concedere filo è il segreto.
    Permettere all’aquilone di prendere il vento pian piano,
    lasciar dirigere, al delicato gioco degli equilibri,
    la punta alla ricerca del vento
    dimodochè la struttura sollevare si possa
    quel tanto che basta ad aumentar la portanza.
    Poi, come d’incanto guardarlo salire.
    E’ un momento preciso quello in cui
    maturi certezza che la tua iniziativa
    rimanere in quota potrà.
    Dipende dal filo.
    Da quanto spago conceder vorrai.
    La maestria starà sempre nel riuscir ad equilibrare i tuoi gesti.
    Dar filo, poi richiamare.
    Poi darne sempre di più.
    Dar filo, altro sistema esister non può.
    Dai filo ai pensieri che hai in mente per poterli innalzare.
    Per poter fare in modo che ciò che è destinato a volare
    tormento non debba trovare nel rimanere legato.
    Che possa goder della propria natura!
    Dar filo per poter fare in modo
    che, ciò che per propria creazione di tendere all’alto è destinato,
    possa seguire il naturale processo dell’evoluzione.
    Qualcosa che, fluttuando, lentamente risale.
    Una speranza, o forse preghiera,
    donata al destino.
    Donata al destino da chi del destino paura non ha.
    Chi più di un bambino può avere
    il coraggio di costruire il proprio aquilone?
    Chi più di un bambino dedicare può
    tempo a rincorrere un sogno
    di forma quadrata, con coda ondeggiante
    e perdipiù trattenuto da un filo.
    Anch’io un giorno ho provato
    a far volare un colorato aquilone.
    Non pensavo di essere capace, ma sono riuscito.
    Poi, col tempo ho imparato ad allungare
    la corda di canapa che separava la mano dal volere volare.
    “Dai filo” ripeteva ancora quella voce vicina.
    Di far questo ho accettato.
    E, inseguendo il mio sogno a colori,
    dal suolo mi sono staccato.
    Bernardo Corvi

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