Festival del Giappone a Firenze

Festival del Giappone

Quest’anno c’eravamo anche noi…al festival del Giappone a Firenze. Il periodo non dei migliori, il weekend prima di natale, però l’idea ci attirava e quindi abbiamo deciso di partecipare.
Il giovedì andiamo a montare lo stand e già l’atmosfera manifesta un non so chè di strano, irreale…”le genti” che circolano per allestire hanno colori folcloristici e caratteristiche un po’ distanti dall’usuale, ma, del resto, mi dico che quando andiamo alle varie fiere del benessere se ne vede di tutti i colori, dai figli dei fiori decadenti ai newager nostalgici!
Insomma stiamo portando avanti l’allestimento con non poche difficoltà essendo in una bellissima struttura vincolata dalle belle arti, quando ci vengono a dire che si sono sbagliati e il nostro stand è un altro….a questo punto manifesto una certa mancanza di aplomb tipica inglese ed esterno con qualche coloritura il mio pensiero più profondo, non proprio natalizio, ecco…ritengo di essere stato sufficientemente efficace tanto che ci danno uno spazio molto più grande di quello acquistato!

Aggiornamenti

Dopo lungo e semi-colpevole silenzio (passatemi questa botta di captatio benevolentiae) ritornano un po’ di aggiornamenti sul blog. Nella fattispecie, due eventi milanesi, una nuova autrice e una novità editoriale. Procediamo con ordine.

Lunedì 19 dicembre, presso l’Accademia Italiana Shiatsu Do di Milano, in Via Settembrini 52, Bernardo Corvi e Rosina Bagnato presenteranno il libro “Altri amici… delicatamente diversi“, un libro che parla di shiatsu, e ne parla in un modo che a noi piace molto. Un emozionante resoconto di un viaggio in luoghi dove lo shiatsu difficilmente arriva: istituti, carceri… luoghi di sofferenza ed esclusione nei quali, tramite il contatto profondo della nostra amata disciplina, si scopre una nuova qualità del vivere… Il ricavato della vendita del libro è interamente devoluto all’associazione di volontariato Shiatsu Do ONLUS. Continua a leggere

Non di solo shiatsu…

Una “strana impresa”, un anno fa io e Caterina …venuti a conoscenza, per caso, della presentazione di un “Laboratorio di medicina corale” presso il grande ospedale di Careggi di Firenze, decidemmo di andare a vedere cosa fosse e così ci trovammo a “cantare”, si fa per dire, con un gruppo di medici, operatori sanitari, infermieri e pazienti, con la curiosità, tutta personale di vedere dove saremmo arrivati…fu così che superato il primo smarrimento, durato circa sei mesi per la verità, a tutt’oggi il sottoscritto continua a belare note iraconde per la disperazione del paziente (non nel senso di degente) maestro che gestisce questa cosa qua. Premetto che non ho mai cantato alcunchè in vita mia, neanche in privato sotto la doccia, e il partecipare a questa esperienza mi ha confermato che sono stonato come una campana tibetana che fosse finita per caso in lavatrice durante la centrifuga, ma ciò nonostante mi son preso l’impegno di capire fino a dove si può arrivare…all’inizio pensavo di rappresentare una qualche condanna divina per un segreto misfatto che il povero Maestro aveva commesso in una delle precedenti vite terrene, ma poi ho anche scoperto che dopo mesi e mesi di duro esercizio quelle due o tre note le azzeccavo e questo vale tutti i sacrifici sostenuti…ma partiamo per gradi altrimenti non si capisce il senso di questo scritto…al primo incontro quando fu presentato il progetto mi dissi, “si vabbè interessante, ma non fa per me….” e però, subito dopo pensai che poteva essere una forma di ricerca personale e così in effetti è stato e lo è tutt’ora che l’esperienza va avanti da diversi mesi e, ad oggi, non vi rinuncerei per niente al mondo! Orbene, non so perchè, ma alcune persone si trovano a far cose con una certa ricorrenza e così io, ancora ho da capire perchè da quando ho 15 anni (ne son passati ben 32) insegno, ovvero insegno tutto quello che pratico, dopo un pò che lo faccio mi trovo in questo ruolo di trasmettere ad altri la mia esperienza. Anche se non sono mai stato una “eccellenza” in alcun settore oltre al fatto che mi considero un “musone silente” con pericolose tendenze all’eremitaggio, che scansa abilmente certe situazioni pubbliche e di gruppo, insegnare, evidentemente è il mio modo di verificare se ho assimilato una esperienza, così, da diversi anni lo shiatsu che ormai è diventato il mio lavoro, anzi il mio mestiere (per me, un mestiere è qualcosa che si vive a 360 gradi) cercando sempre gli strumenti per renderlo sufficientemente trasmissibile. Detto questo ritengo che sia importante per un insegnante capire e conoscere i livelli di ruolo che l’insieme “gruppo-studenti, ambiente-palestra, istruttore-formatore” rappresenta; mi spiego, io posso essere un bravo insegnante, ma se lo sono solo per i più dotati mi perdo una componente essenziale del mio ruolo di formatore, viceversa se lo sono solo per i meno dotati rischio di rendere le lezioni poco stimolanti per i più strutturati e così via. Nella esperienza del coro di Careggi a Firenze io ho vissuto con estrema frustrazione il ruolo del più scarso degli scarsi, di quello che rappresenta la dannazione di qualsiasi insegnante ed ora che son passati diversi mesi e tre concerti ufficiali, la cosa non è cambiata e quindi ogni lezione è frutto di una immensa fatica perché, inoltre, nel frattempo le mie misere conoscenze musicali si sono leggermente evolute e se all’inizio vivevo in un mondo di assoluta ignoranza, ora riesco a “sentire” quando a quelle note proprio non ci arrivo e quando sono proprio fuori da quello che ci si aspetterebbe, ovvero, in genere, mi sento come un cammello che tenta di esprimere concetti filosofici. Bene, probabilmente a cantare non imparerò mai, ma vivere questa esperienza e sentire che ogni tanto, adesso una nota l’azzecco e quella nota vibra all’unisono col coro, mi dà una esperienza impagabile e che consiglio a chiunque…Cari colleghi insegnanti, trovatevi qualcosa che proprio non vi riesce e sentitevi l’ultimo della classe, almeno per un paio di ore la settimana, son convinto che il vostro bagaglio da formatori ne trarrà un grande vantaggio o quantomeno continuerete a sentirvi umili e bramosi di imparare a vivere dentro ciò che avete il compito di trasmettere agli altri. E non temete, se un domani molto lontano dovessi imparare a cantare, beh, comincerò a pensare seriamente ad una esperienza con il tango argentino…tranquilli…ho presente il terrore dipinto sul volto di alcuni insegnanti del genere che conosco, per ora, continuerò a cantare!
David