Non di solo shiatsu…

Una “strana impresa”, un anno fa io e Caterina …venuti a conoscenza, per caso, della presentazione di un “Laboratorio di medicina corale” presso il grande ospedale di Careggi di Firenze, decidemmo di andare a vedere cosa fosse e così ci trovammo a “cantare”, si fa per dire, con un gruppo di medici, operatori sanitari, infermieri e pazienti, con la curiosità, tutta personale di vedere dove saremmo arrivati…fu così che superato il primo smarrimento, durato circa sei mesi per la verità, a tutt’oggi il sottoscritto continua a belare note iraconde per la disperazione del paziente (non nel senso di degente) maestro che gestisce questa cosa qua. Premetto che non ho mai cantato alcunchè in vita mia, neanche in privato sotto la doccia, e il partecipare a questa esperienza mi ha confermato che sono stonato come una campana tibetana che fosse finita per caso in lavatrice durante la centrifuga, ma ciò nonostante mi son preso l’impegno di capire fino a dove si può arrivare…all’inizio pensavo di rappresentare una qualche condanna divina per un segreto misfatto che il povero Maestro aveva commesso in una delle precedenti vite terrene, ma poi ho anche scoperto che dopo mesi e mesi di duro esercizio quelle due o tre note le azzeccavo e questo vale tutti i sacrifici sostenuti…ma partiamo per gradi altrimenti non si capisce il senso di questo scritto…al primo incontro quando fu presentato il progetto mi dissi, “si vabbè interessante, ma non fa per me….” e però, subito dopo pensai che poteva essere una forma di ricerca personale e così in effetti è stato e lo è tutt’ora che l’esperienza va avanti da diversi mesi e, ad oggi, non vi rinuncerei per niente al mondo! Orbene, non so perchè, ma alcune persone si trovano a far cose con una certa ricorrenza e così io, ancora ho da capire perchè da quando ho 15 anni (ne son passati ben 32) insegno, ovvero insegno tutto quello che pratico, dopo un pò che lo faccio mi trovo in questo ruolo di trasmettere ad altri la mia esperienza. Anche se non sono mai stato una “eccellenza” in alcun settore oltre al fatto che mi considero un “musone silente” con pericolose tendenze all’eremitaggio, che scansa abilmente certe situazioni pubbliche e di gruppo, insegnare, evidentemente è il mio modo di verificare se ho assimilato una esperienza, così, da diversi anni lo shiatsu che ormai è diventato il mio lavoro, anzi il mio mestiere (per me, un mestiere è qualcosa che si vive a 360 gradi) cercando sempre gli strumenti per renderlo sufficientemente trasmissibile. Detto questo ritengo che sia importante per un insegnante capire e conoscere i livelli di ruolo che l’insieme “gruppo-studenti, ambiente-palestra, istruttore-formatore” rappresenta; mi spiego, io posso essere un bravo insegnante, ma se lo sono solo per i più dotati mi perdo una componente essenziale del mio ruolo di formatore, viceversa se lo sono solo per i meno dotati rischio di rendere le lezioni poco stimolanti per i più strutturati e così via. Nella esperienza del coro di Careggi a Firenze io ho vissuto con estrema frustrazione il ruolo del più scarso degli scarsi, di quello che rappresenta la dannazione di qualsiasi insegnante ed ora che son passati diversi mesi e tre concerti ufficiali, la cosa non è cambiata e quindi ogni lezione è frutto di una immensa fatica perché, inoltre, nel frattempo le mie misere conoscenze musicali si sono leggermente evolute e se all’inizio vivevo in un mondo di assoluta ignoranza, ora riesco a “sentire” quando a quelle note proprio non ci arrivo e quando sono proprio fuori da quello che ci si aspetterebbe, ovvero, in genere, mi sento come un cammello che tenta di esprimere concetti filosofici. Bene, probabilmente a cantare non imparerò mai, ma vivere questa esperienza e sentire che ogni tanto, adesso una nota l’azzecco e quella nota vibra all’unisono col coro, mi dà una esperienza impagabile e che consiglio a chiunque…Cari colleghi insegnanti, trovatevi qualcosa che proprio non vi riesce e sentitevi l’ultimo della classe, almeno per un paio di ore la settimana, son convinto che il vostro bagaglio da formatori ne trarrà un grande vantaggio o quantomeno continuerete a sentirvi umili e bramosi di imparare a vivere dentro ciò che avete il compito di trasmettere agli altri. E non temete, se un domani molto lontano dovessi imparare a cantare, beh, comincerò a pensare seriamente ad una esperienza con il tango argentino…tranquilli…ho presente il terrore dipinto sul volto di alcuni insegnanti del genere che conosco, per ora, continuerò a cantare!
David

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3 thoughts on “Non di solo shiatsu…

  1. bellissima considerazione…condivido pienamente. ti sento parecchio vicino David!
    fra l’altro credo che la ricchezza degli stimoli a cui ci si sottopone ti costringa in qualche misura a ripensare anche le cose che si fanno con più relativa sicurezza.
    in qualche modo ci obbliga a stabilire connessioni che spostano il nostro equilibrio e ci mettono in cammino per costruirne uno nuovo che tenga insieme tutto: l’esperienza vocale poi muove ricordi, sensazioni, rimossi, cicatrici, fragilità,…e spinge il corpo verso una nuova sensibilità anche percettiva (almeno a me è successo così e anche ora mi avventuro nella ricerca della voce con un sentimento di piacere/necessità/fastidio difficile da districare) in cui il silenzio diventa un suono, un ritmo, un valore, la base necessaria per esprimere un suono,…ma mi sto avventurando in un altro discorso…
    un abbraccio
    Lorenzo

  2. Grande David !!! Grazie x aver condiviso con noi 🙂
    Mi piace la tua schiettezza, la tua umiltà manifesta attraverso la simpatica ironia, la tua continua voglia di “mettersi in gioco e di cercare ovunque ….”
    Un caldo abbraccio
    zia Lu

  3. “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
    giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
    rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

    Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
    bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
    sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
    all’errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
    lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
    sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
    consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
    non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
    chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
    giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
    fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
    chiedono qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
    richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
    respirare.
    Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
    felicità.”

    (P. Neruda)

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