Lo Shiatsu incontra “Nuova Vita”

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nuova testimonianza dello Shiatsu nel sociale. Questa volta è l’esperienza di Anna Verde, operatrice Shiatsu che da 10 anni svolge attività di volontariato presso la Cooperativa “Nuova Vita”.
Questa realtà, che festeggia il trentesimo compleanno, dal 1985 si occupa di accoglienza e recupero di tossicodipendenze e dipendenze compulsive. Gli assistiti di questa struttura hanno incontrato nelle mani e nell’arte di Anna un sostegno concreto durante il loro percorso di riabilitazione.
Un grazie ad Anna e a Nuova Vita per il lavoro svolto e per aver testimoniato il fatto che, ancora una volta, “uno Shiatsu diverso è possibile”!

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La pressione palmare: tecnica e filosofia del contatto

“La chiave di un uomo si trova negli altri:
è il contatto con il prossimo quello che ci illumina su noi stessi”
Paul Claudel

Se la traduzione letterale della parola “shiatsu” è pressione delle dita, va da sé che la mano è lo strumento principe della nostra arte. Questo strumento può assumere più sfaccettature perché, per fare un esempio, la pressione palmare ci accompagna fin dai rudimenti della tecnica per poi divenire un ausilio, anzi il protagonista, pressoché indispensabile in ogni passaggio del trattamento. Nell’evoluzione della pratica, si impara ad utilizzare il pollice, le dita, ecc però non si finisce mai di scoprire, riscoprire e valorizzare gli infiniti aspetti che il contatto ci può rivelare. Si affinano gli strumenti, migliora la sensibilità e contestualmente la nostra curiosità prende campo di giorno in giorno. Ci accorgiamo che la mano diviene sempre più avvolgente, morbida e adattabile. Questo grazie al fatto che riesce a strutturarsi in modo da “auto adattarsi” ad ogni differente territorio che tocca.
Grazie alla sua evoluzione e all’incredibile strumento che rappresenta, anche le risposte che arrivano, divengono sempre più complesse e ricche di sfaccettature. Proviamo a estendere ulteriormente la valenza di ciò che in più forme, la mano, ci rappresenta. Se quando appoggiamo la mano su di una zona di Uke teniamo presente che al centro del palmo troviamo il punto n.8 del meridiano di “Ministro di Cuore” che come tale rappresenta l’emissario del cuore, ci accorgiamo che il nostro palmo rappresenta il cuore. Non stiamo parlando del cuore come organo fisiologico, ma del cuore emotivo, del cuore tipico degli “Shen”, della spiritualità di ogni organo, il nostro cuore a trecentosessanta gradi, che si manifesta attraverso il contatto del palmo della mano. Questo dovrebbe farci capire quanto si possa ampliare la valenza del gesto. Se teniamo a mente che per la cultura giapponese lo shiatsu, il “fare shiatsu con” è spesso legato con la parola “kokoro” che tradotto vuol dire da cuore a cuore, possiamo comprendere come nei fatti, la simbologia vada a rendere ancor più efficace la tecnica.

La mano rappresenta il nostro reale biglietto da visita, quando accogliamo un nuovo Uke, al di là di qualche chiacchiera iniziale, deleghiamo il successo del nostro approccio al contatto. I nostri Uke, il più delle volte non hanno la benché minima idea di cosa stiano per affrontare e, anche se manifestano fiducia e disponibilità, è assai probabile che si stendano carichi di tutte le naturali difese che il corpo attiva a livello inconscio. Il contatto da corpo a corpo, da cuore a cuore, è il solo che ha il reale potere di trasmettere la necessaria fiducia e autorevolezza, atto a far aprire queste difese e consentire un profondo contatto. Quando ci apprestiamo a posare il palmo sull’addome di un nuovo Uke, portiamo il pensiero al nostro cuore e al significato che possiamo esprimere attraverso il contatto del palmo della mano. Mentre lavoriamo, la nostra attenzione, ci porterà a cogliere innumerevoli sfaccettature che una pressione palmare può trasmettere. Col tempo, la pratica e la pazienza, la mano diventa uno strumento dalle infinite possibilità, la mano che preme, che preme e sostiene, che preme e avvolge, che sostiene la pressione del pollice, che accoglie la pressione delle altre dita, che si conforma al territorio e coglie le manifestazioni di risposta di Uke ai nostri stimoli. Con l’esercizio la mano riesce a cogliere le manifestazioni più yang o più yin del corpo, quelle calde o fredde, quelle dure o molli, ecc e ci manifesta continuamente la vicinanza di Uke come risposta.

20130326-IMG_7682Da Strategie di shiatsu
di Mario Vatrini

La Forza
Esistono due tipi di forza, quella muscolare o esterna, che si sviluppa con esercizi di palestra ed una interna, superiore o quanto meno diversa dalla potenza muscolare. (…) Usando una forza costruita solo muscolarmente l’attenzione della mia mente si rivolge all’interno del corpo, per contribuire allo sforzo fisico. (…) Usando la forza interiore, invece, dal momento che il corpo è sempre carico, la mente si rivolge all’esterno d’esso. Si verifica effettivamente un forte senso di espansione, come se il corpo s’allargasse e perdesse i contorni fisici normali, sensazione che aumenta con l’esercizio. (…) Nello Shiatsu, mentre il principiante reagisce ancora pensando di premere Uke e lo fa espirando, l’esperto considera che sia Uke a premere e bada a mantenere la propria respirazione indifferentemente dalla strategia che sceglie, prestando invece attenzione agli spunti offertigli da Uke.