La Casacca Azzurra

Sola, me ne sto seduta sulla cima di questo vulcano sopito: la mia emozione, la mia illusione, la mia terra “aspettativa”.
Sola che guardo i panni del vicino agitarsi nel cielo sereno di un giorno qualsiasi.
Sola che aspetto e mi aspetto di caderci dentro a quel cratere, dentro in quel crogiolo pronto a versare come un lago tutto questo mio silenzio.

Da anni mi alleno ad aspettare: ore ed ore seduta sui gradini della scuola elementare ad attendere che mia madre finisse di lavorare, con la pancia vuota e le clark smunte ai piedi.
Seduta con i gatti della bidella vedevo andare via cartella dopo cartella mentre io munita di legni o sassi o polvere di stelle o che so io costruivo castelli o forse piste di decollo per volare.
Ore ed ore nei corridoi di ospedali dove scindevo sapientemente l’odore di mela cotta da quello del disinfettante, dove sapevo destreggiarmi con le mie gambe grucce come un funambolo sulla corda, ore di sedie scomode, letti apprettati e grandi finestre.
Ore ed ore nei teatri, nell’attesa di un amore impegnato sul palcoscenico tra quelle luci e quelle voci che non mi avrebbero mai illuminata, lì seduta nella quinta, tra i cavi e le bottiglie dell’acqua.

Ore che a descriverle paiono vuote e che invece hanno vissuto quanto i minuti fuggiti alle mani nelle corse in bici in quelle estati calde che non tornano più o nei giorni volati via tra bandiere e musiche straniere, ore vissute come i minuti consumati in un solo respiro univoco.

Pertanto attendo qui sul mio cratere sopito, paziente, l’arrivo di una semplice lettera, un cenno del capo.

“Che faccio qui?” me la sono girata e rigirata questa domanda in testa quando Adriana ce l’ha posta al primo incontro del Corso Istruttori, mentre seduti in cerchio ci si indagava a vicenda.
Al momento mi ha preso anche un po’ il panico pensando che non avrei saputo dare una risposta consona, poi ho lasciato fare alla bocca dello stomaco e al mio turno ho riposto prontamente: “mi interessa la didattica formativa di Accademia”.

Didattica formativa.

Che risposta priva di “sentimento” ho pensato subito dopo, …sentimento, forse solo di “sentimentalismo” in realtà, sapevo che il mio motivo era quello: capire la Scelta del mio stesso percorso personale.
Perché questa scuola che mi ha tenuta in una sorta di silenzio per 4 anni e chiedendomi di “fare senza fare” è riuscita a formare una parte di me a me sconosciuta? Quale metodo, quale ragionata tattica formativa mi ha permesso oggi di appoggiare le mani e percepire che tutte quelle linee, quelle radici fini che le disegnano, si appoggiano per Ascoltare?

Innamorarsi della tecnica è facile: “lo shiatsu es cosa meravigliosa!”, quando capisci le sue potenzialità, il suo linguaggio sottinteso e inteso per me risulta irresistibile.
Innamorarsi della didattica invece è altrettanto facile?
Non credo, non è facile sceglierla, rimetterla in discussione, passarla.
Insegnare è difficile, impegnativo, formante.
Spesso mi è capitato lungo il mio percorso formativo di scontrarmi con colleghi che assennati e assetati di sapere non condividevano la didattica di Accademia pertanto anche la mia scelta di propormi come insegnante di 1° percorso ha riscosso tra gli amici qualche scontro. Ma io, da sempre, ripongo grande fiducia in questa formazione, io come molti altri confusi tra pressioni e kata ci siamo lasciati condurre là dove prima di tutto esiste il “ex-premere” esprimere attraverso il premere.

Come sempre anche questo percorso è stato un viaggio.
Ho preso uno zaino, non amando molto le valigie, di quelli vecchi e sdruciti che hanno l’aria di aver visto la guerra e sono ormai fuori moda, ma dove, al contempo, sai ci starà tutto quello che ti serve. Dentro ci ho messo le mie mani, quel poco che so fino in fondo, la maglietta preferita per i momenti difficili, l’umiltà che ho trovato, l’orgoglio stipato nel tupperware, i miei 37 anni di erre moscia e le mie paure spolverate e lucidate pronte per l’uso.
Lungo il viaggio ho incontrato tutto: dai dubbi alla delusione passando dalla paura alla risata pura che come acqua fresca ti disseta l’anima.
Ho imparato, dai compagni e da me stessa, cose che non so ancora di aver imparato, ho ascoltato cose che mi torneranno alla mente chissà quando e ho tenuto in bocca domande e risposte che matureranno.
Ho avuto sete e fame, ho avuto paura e coraggio, umiltà e orgoglio…..ho viaggiato insomma, e quando, come all’inizio, tutto si è chiuso con un cerchio, ho compreso ancora una volta, che avevo dato vita ad un nuovo viaggio.

Così, seduta sulla cima di questo vulcano aspetto che le emozioni facciano presa dentro le mie radici, aspetto la lettera senza aspettarla, godendo come da sempre di un tempo mio in cui giocare con i legni o i sassi o le parole per costruire nuove luminose piste di decollo.

Alessia De Petris

Annunci

Diffondiamo lo Shiatsu nelle giovani menti…

(di Alessia De Petris)

Eravamo due shiatsuka al bar,
che volevano cambiare il mondo,
destinati a qualche cosa in piu’
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondita’
di anarchia e poi di liberta’
….

non inizia forse così una canzone famosa di qualche anno fa?
Forse è passato più di qualche anno, forse non si era al bar ma sul tatami, forse tutto il mondo non lo si può cambiare ma di certo io e Luca siamo due shiatsuka con i pollici accesi, la voglia di libertà, e quella di proporre e promuovere la nostra tecnica.
Così quando Luca riceve la telefonata imprevista di Sara, sua uke ed insegnante di Liceo che gli chiede se ha voglia di partecipare alla giornata del benessere dell’ Istituto E. Fermi di Castellanza, accetta subito e mi propone di lavorarci insieme.
Siamo entusiasti.

La scuola propone nella mattinata di sabato 21 Maggio una giornata diversa ai ragazzi dell’istituto: laboratori del ben-essere dove arte e tecnica si sposino insieme.
Sono previsti laboratori di danza, cucina, pittura….e come non pensare allo shiatsu?

Iniziamo così ad organizzare l’evento, abbiamo poco tempo e un buon numero di adesioni, circa una trentina di ragazzi tra i 14 e i 18 anni.
Decidiamo che la cosa migliore sia quella di far “sentire” agli studenti cos’è lo Shiatsu, e pensiamo che nel “sentire” ci sia tutto : ricevere/fare/ascoltare…
Prevediamo tre zone di lavoro, ci dividiamo i compiti e contattiamo altri shiatsuka che abbiano voglia di mettersi in gioco.

Avviene tutto in una piccola aula che svuotiamo da banchi, sedie e cattedra con l’aiuto dei ragazzi, e che viene adibita con loro a grande tatami!
Via le scarpe, via le collanine e gli orologi, le borse e i ninnoli che rendono fashion le ragazze e fichi i ragazzi!
Tutto avviene in grande libertà e gioco, gli studenti formano naturalmente un grande cerchio si mettono seduti e ascoltano la nostra proposta di lavoro dopo una piccola introduzione alla nostra professione.
Con grande stupore dei prof si instaura subito un’atmosfera insolita per un gruppo numeroso di adolescenti: voci attenuate, grande attenzione, concentrazione, rilassatezza. Noi sorridiamo:…”il solito” miracolo dello shiatsu.
Insieme agli operatori e ai neofiti del 1°pp di Legnano creiamo le tre zone di lavoro:
– Ricevere un trattamento,
– Sentire attraverso gli stiramenti di Masunaga i meridiani,
– Fare delle pressioni ai compagni sperimentando l’hoko no kata.

La mattina scivola via con umore attento e sereno, con reciproco entusiasmo degli shiatsuka e dei ragazzi, tanto che al suono della fatidica campanella questa volta qualcuno si  rammarica di essere stato interrotto con un ” è già finito?”

Cosa potevamo volere di più?

I nostri ringraziamenti vanno ai ragazzi del 1pp di Legnano Paola, Enrico e Davide, agli operatori Alexandra, Manuela e Giulio.

Alessia De Petris e Luca Serini stanno ancora sul tatami a sognare di cambiare il mondo.

(Si ringrazia la preziosa collaborazione di Samantha, autrice delle foto)