Dopo 13 anni, il primo traguardo!

Oggi era in programmazione un post di richiamo per i seminari di questo prossimo fine settimana, ma è arrivata una notizia che ha scombinato i nostri “piani editoriali”. Quindi facciamo che, se volete, ai seminari date un’occhiata qui.

Come tutti gli addetti ai lavori sapranno, sono oltre dieci anni che APOS lotta, assieme a tutte le altre associazioni professionali di Shiatsu, per far sì che lo Shiatsu e tutte le discipline bio-naturali siano riconosciute con una legge ad hoc. Lungo il tragitto se ne sono viste di tutti i colori, da leggi regionali approvate, non approvate, impugnate, sospese, a proposte di legge da parte di altre categorie che hanno provato in tutti i modi a mettere le mani sul nostro mondo, considerandolo un mero mezzo di lucro e senza preoccuparsi minimamente della profondità delle filosofie che sostengono le nostre discipline, equiparandolo ad una banale “pratica rilassante”. Adesso la musica sta per cambiare.
Martedì 17 aprile, la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge C. 1934 che regolamenta le professioni non organizzate in ordini e collegi.

Vediamo, a grandi linee, cosa prevede la legge:

Art. 1: la professione non organizzata in ordini o collegi è un’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi. Si esercita abitualmente e prevalentemente mediante, o tramite, lavoro intellettuale: sono escluse tutte le attività legate ad albi professionali, quelle artigianali, commerciali e di pubblico esercizio, per le quali esistono già specifiche leggi.
La professione è di libero esercizio e si fonda su autonomia, competenze e indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica di chi la pratica. Si può liberamente scegliere come esercitare: in forma individuale, associata o societaria o nella forma di lavoro dipendente.

Art. 2: i professionisti possono costituire associazioni professionali, per valorizzare le proprie competenze, stabilire regole deontologiche, favorire la scelta e tutelare degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.
Le associazioni sono private, fondate su base volontaria e non possono pretendere la rappresentanza esclusiva della propria professione. Ne regolano, però, diversi aspetti tra cui la formazione permanente dei propri iscritti, il codice di condotta e la vigilanza sul rispetto di questo. Applicano sanzioni disciplinari in caso di violazioni e promuovono forme di garanzia a tutela dell’utente. Le associazioni possono costituire forme aggregative (coordinamenti, consorzi, ecc.).

Art. 3: le forme aggregative rappresentano le associazioni. Sono indipendenti, imparziali ed autonome. Promuovono le attività professionali e fanno da referente nelle sedi politiche e istituzionali. Se richiesto dalle singole associazioni, possono svolgere il ruolo di controllo su di esse, verificandone gli standard qualitativi e di comportamento.

Art. 4: associazioni e gruppi di associazioni pubblicano sul proprio sito web elementi informativi al servizio del consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale.
Devono rendere disponibili tutte le informazioni relative al significato di marchi e attestati di qualità che i propri associati possono esporre.

Art. 5: Le associazioni professionali devono assicurare la piena conoscibilità di: statuto, tipi di attività a cui si fa riferimento, organi direttivi e cariche sociali, struttura organizzativa, requisiti per poter essere ammessi come soci, assenza di scopo di lucro.
Nel caso in cui i soci possano utilizzare il riferimento all’iscrizione dell’associazione come garanzia di qualità della propria professionalità, allora è necessario che siano resi pubblici anche: codice di condotta, elenco degli iscritti, sedi dell’associazione, struttura dedicata alla formazione permanente dei soci, certificato di qualità, garanzie a tutela degli utenti (sportello del cittadino, ecc.).

Art. 6:  i professionisti che non appartengono ad alcuna associazione, possono avvalersi della normativa tecnica UNI. Questa fornisce i principi e i criteri generali che disciplinano l’esercizio auto-regolamentato della singola attività professionale e ne assicurano la qualificazione. Il Ministero dello sviluppo economico si incaricherà di informare professionisti ed utenti dell’applicazione di queste norme.

Art. 7: le attestazioni rilasciate dalle associazioni professionali al fine di tutelare gli utenti, non rappresentano requisito necessario per l’esercizio dell’attività e possono essere rilasciate quando vengono soddisfatti questi aspetti: regolare iscrizione del professionista, requisiti necessari all’iscrizione, standard qualitativi, garanzie fornite all’utenza, possesso di polizza assicurativa, possesso di certificazione di conformità alle norme UNI.

Art. 8: la validità dell’attestazione è pari al periodo per il quale il professionista risulta iscritto all’associazione che la rilascia. La scadenza dell’attestazione è specificata nell’attestazione stessa, e il professionista ha l’obbligo di informare l’utenza del proprio numero di iscrizione all’associazione.

Art 9: la certificazione di conformità a norme tecniche UNI è elaborata con la collaborazione delle associazioni professionali e delle loro forme aggregative, che parteciperanno ai lavori degli organi tecnici specifici.
Le associazioni possono promuovere la costituzione di organismi di certificazione della conformità che possono rilasciare, su richiesta del singolo professionista anche non iscritto ad alcuna associazione, il certificato di conformità alla norma tecnica UNI definita per la singola professione.

Art. 10: la non veridicità delle informazioni pubblicate sul sito dell’associazione o contenute nell’attestazione rilasciata è sanzionabile ai sensi dell’articolo 27 del Codice del Consumo dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, anche su segnalazione del Ministero dello sviluppo economico che svolge compiti di vigilanza sul mercato relativamente alla corretta attuazione delle previsioni della presente legge.

Art. 11: clausola di neutralità finanziaria.

A questo punto possiamo tirare un sospiro di sollievo e sorridere! Grazie all’impegno costante e tenace di tantissimi colleghi e delle associazioni di cui facciamo parte, abbiamo raggiunto questo importante primo traguardo. Adesso dobbiamo tenere alta la guardia e le dita incrociate, in vista della discussione al Senato e dell’ultima votazione. Dopo di ciò, potremo finalmente dire di essere Operatori Professionali Shiatsu riconosciuti dalla legge!

(Come scritto prima, la mia è una sintesi. Non escludo ci possano essere anche stati errori di interpretazione. Per fugare ogni dubbio, leggete qui l’articolo integrale: © www.ipsoa.it )

Sul sito del CoLAP si può scaricare il file con l’intervento alla Camera della deputata On. Laura Froner: basta cliccare qui.

A Scuola di Shiatsu

La parola scuola in origine significava riposo, ozio, tempo beato lontano da ogni fatica e preoccupazione. Scuola deriva infatti dal greco scholé, che vale appunto “riposo”; e questo perché nell’antichità gli uomini, i soli che si dedicassero agli studi essendone le donne escluse, finché avevano muscoli sani eran dediti alle cure delle armi o dei campi. Perciò quei pochi momenti liberi che potevano dedicarsi all’esercizio della mente erano considerati un riposo piacevole, uno svago ristoratore…
“La scuola è un’istituzione sociale responsabile dell’istruzione e della formazione attraverso un programma di studi metodicamente ordinato.”
Cito queste due fonti, per apportare il mio modesto contributo al commento di Alessandro e inserirlo in un contesto più ampio e approfondito.
Quindi si può definire scuola qualsiasi aggregato umano che abbia queste caratteristiche.
Cosa c’entrano le istituzioni in tutto questo? Continua a leggere