Racconti Taoisti #2

Dunque, in un tempio vicino a Lahore, viveva un maestro arciere di nome Visvamitra, di cui tutti ammiravano l’abilità. Quando imbracciava l’arco, egli otteneva sempre il perfetto vuoto mentale, e la freccia si dirigeva verso il bersaglio senza che da parte del maestro fosse necessario nessuno sforzo di volontà, nessun apprendimento autocorrettivo o obbedienza inconscia a calibrazione interiore in termini batesoniani. Un giorno il maestro stava facendo lezione davanti agli allievi, e aveva incoccato lo strale e teso l’arco, quando una farfalla si posò proprio sulla punta della freccia. Il maestro non la allontanò nè scoccò il dardo. Semplicemente aspettò, con l’arco immobile e teso. Continua a leggere

Di gnomi e di folletti

Dal limitare del boschetto alcuni gnomi spiavano il nostro lavoro. 14/15 postazioni di Shiatsu al lavoro stimolavano la loro fantasia. D’altronde conosciamo benissimo la loro curiosità. Tutti intenti nei loro trattamenti penso che nessuno dei miei compagni si sia accorto del rapido movimento che frusciava oltre la finestra. Due occhioni neri sbucavano da oltre il davanzale. Al più ardito di tutti, che si era avvicinato, subito si era avvicinato un altro gnomo. Di statura appena un po’ più bassa del compagno, portava però un cappello (il caratteristico cappello a cono) all’estremità del quale era stata inserita una piuma di fagiano dimodochè l’altezza totale risultava maggiore dell’altro perlomeno di un paio di centimetri. Di questo ne andava orgoglioso. Notavo che studiava ogni minimo movimento, con gesti di assenso del capo. Annuendo capiva, apprendeva. Dopo pranzo sono tornato sotto il mio acero magico che si trova a poche decine di metri dal bosco. Il prato si era asciugato, dopo l’improvvisa pioggia della mattina. Quando sei solo riesci a sentire il benchè minimo rumore perfino ad alcune decine di metri di distanza. Pensavo fosse una lepre, un fagiano. Mi sono addentrato per alcune centinaia di metri nel bosco cercando di capire da dove venissero quei versi sordi. Spostando, con estrema cautela, un cespuglio ho visto una cosa che mi ha aperto il cuore. Non ho potuto fare a meno di sorridere stupefatto. Sarà bene trovare una sistemazione comoda e prendersi tutto il tempo necessario per continuare ad osservare, ho pensato! Nella radura c’erano quattro-cinque coppie di gnomi, sdraiati a terra, con un cuscino di erba sotto la testa, piedi nudi. Uno dei due gnomi stava mostrando agli altri le sequenze che aveva imparato da noi la mattina stessa, guidando, in silenzio un kata. Gli altri praticavano con impeccabilità, attingendo sapere nella modalità che loro, da secoli, conoscono alla perfezione: l’imitazione.

Bernardo Corvi

Racconti Taoisti #1

Una conversazione tra onde


C’era una volta una piccola onda che era triste. “Sono così infelice” si lamentava. “Le altre onde sono grandi e potenti, mentre io sono piccola e debole. Perché la vita è così ingiusta?”
Un’altra onda, passando da quelle parti, sentì la piccola onda e decise di fermarsi. “La pensi così solo perché non hai visto chiaramente la tua ‘natura autentica’. Pensi di essere un’onda e pensi di essere infelice. In realtà tu non sei né l’una né l’altra.”
“Cosa?” La piccola onda era stupita. “Nono sono un’onda? Ma è ovvio che sono un’onda! Ho la mia cresta, vedi? E qui c’è la mia schiuma, per piccola che possa essere. Cosa intendi con – non sei un’onda?”
“Questa cosa che tu chiami ‘onda’ è unicamente una forma transitoria che tu assumi per un breve tempo. In realtà tu sei solo acqua! Quando capirai pienamente che questa è la tua natura fondamentale, non penserai più di essere un’onda e non sarai più infelice.”
“Se io sono acqua, tu cosa sei?”
“Anche io sono acqua. Sto temporaneamente assumendo la forma di un’onda più grande di te, ma questo non cambia la mia essenza fondamentale – acqua! Io sono te e tu sei me. Noi siamo parte di qualcosa di più grande.”