Le Zone, il processo di armonizzazione

Tratto da DBN Magazine n°19/2016

Relazione con la somatizzazione.
Emozioni e vissuto corporeo.

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Ci sono dei momenti in cui non occorrono parole per trasmettere una forte emozione. Basta un gesto, un ricordo, una canzone, un tono di voce, un motivetto cantato per strada da un bambino, un accessorio indossato da un passante, un regalo di una persona che non c’è più… e subito riaffiora lì davanti ai tuoi occhi quella sensazione d’immenso che non sai spiegare.

Gli oggetti in questo aiutano tanto […] Le cose… che splendida sensazione guardarle e percepirne l’energia.[…] Non parlo di prezzo, né di qualità. Il valore più grande dei pochi oggetti che conservo e che possiedo, è dato dal valore del sentimento riversato su di essi, dalla potenza del dono, dall’immensa emozione provata nel giorno in cui essi hanno acquisito un senso. Le cose hanno anima. Ma non ce l’hanno a prescindere. Siamo noi che gliene forniamo una. Sono un tramite, una chiave, un incrocio, un destino che tramuta un momento in un ricordo…” 
(Anton Vanligt)

Questo pezzo che ho scelto per presentare il lavoro del prossimo seminario APOS simboleggia, nella sua essenzialità, ciò che fa, nel reale, una emozione, ovvero si fissa, si fissa sulle cose legata ad un vissuto, si fissa sul corpo che ha “percorso” quel vissuto.

Può essere persa di vista, ma è li presente e latente, nel bene e nel male, con il suo carico importante, alle volte solo un fastidio, una sensazione dolce e serena, ma alle volte ci blocca, ci impedisce il movimento, ci condiziona il gesto. Se lo zaino che portiamo sulle spalle è troppo pesante, allora diventa difficile procedere nel DO facendo tesoro delle esperienze vissute, ogni passo diventa sofferenza e lo zaino grava inesorabile sul progredire…

Kespi cita che  “le malattie sono causate dai sei soffi climatici, dai cinque sapori e dai sette sentimenti, dove i sei soffi climatici evocano il cielo, i cinque sapori, la terra e i sette sentimenti, l’uomo”. È l’uomo che viene incaricato di “gestire” i propri sentimenti, ma è l’uomo il primo essere ad avere difficoltà a selezionare ciò che è utile da ciò che non lo è, anzi da ciò che può impedirci di vivere con serenità.

Oscar Wilde scrive:  “Solo le persone superficiali impiegano anni per liberarsi da un’emozione. Chi sia padrone di sé può porre termine a una sofferenza con la stessa facilità con cui inventa un piacere. Non voglio essere in balia delle mie emozioni. Voglio servirmene, goderle e dominarle”.

Mentre K ahlil Gibran dice che “L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni, e così noi vediamo magia e bellezza in loro: ma bellezza e magia, in realtà, sono in noi”.

GLI ASPETTI EMOZIONALI 

Meditazione.jpgLa medicina cinese dedica un’importante parte di sé alle emozioni e ai sentimenti, molti punti di agopuntura rappresentano un riferimento importante ai sentimenti e il passaggio nella pratica dello Shiatsu è automatico. Ma il primo a dedicarsi ufficialmente agli aspetti emozionali e psicologici nella pratica dello Shiatsu è stato il Maestro Masunaga, che nella sua opera non utilizza i punti e generalizza il suo lavoro in flussi di Qi non troppo precisi che percorrono il corpo umano da capo a piedi o dal centro (hara) alla periferia.

Il lavoro di Masunaga ha dato una grande impronta allo sviluppo dello Shiatsu specialmente in Europa e in Italia, ma, oltre a lui, altri ricercatori hanno impresso importanti stimoli nelle basi della ricerca nel campo dello Shiatsu.

L’utilizzo delle zone è uno di questi, ritengo con sufficiente correttezza di non attribuire a nessuno in modo specifico l’onore di aver introdotto l’uso delle zone nella pratica Shiatsu, ma credo sia una naturale evoluzione resa spontanea dalla pratica regolare e appassionata.

L’ambizioso lavoro che vi vorrei proporre nel prossimo seminario APOS è quello di “esportare” gli aspetti teorico/filosofici dei sette sentimenti e cercare una traduzione nella pratica legata al lavoro delle zone attraverso una loro interpretazione, e la capacità di avvicinarsi al lavoro su una zona che prescinde dai classici riferimenti già conosciuti e legati ai meridiani e punti di agopuntura

UN MOVIMENTO, UN ORGANO

8828_foto53b9ab6db6db4Candace Pert, nel suo celeberrimo libro “Molecole di Emozioni”  presenta il lungo cammino di ricerca per dimostrare che le emozioni, in realtà, sono vere e proprie sostanze isolabili e individuabili che costituiscono, insieme a tante altre, la struttura fisica e fisiologica del corpo umano.

Andare a “incontrare” una zona del corpo umano attraverso la tecnica Shiatsu e renderla armonica, oltre che armonizzarla con il resto del corpo attraverso il collegamento con altre zone, è un lavoro che valorizza le risultanze di questa ricerca, e si può benissimo calare in un contesto culturale che si rifà, comunque, alla filosofia orientale nei suoi principi.

Del resto leggendo i testi di Elisabet Rochat De La Vallée  si capisce come riesca a ben definire ogni movimento attraverso il volere di ogni organo:

• il fegato dà slancio e fa salire i soffi a immagine del legno; il suo volere è la vitalità che permette di andare avanti. Il surriscaldamento di questo movimento si trasforma in rabbia;

• il cuore irradia calore alle circolazioni vitali; il suo volere è l’allegria che facilita le comunicazioni. La perversione di questo movimento si trasforma in gioia eccessiva;

• la milza mette tutto in relazione, nutre e trasforma; il suo volere è il pensiero. La perversione di questo movimento si trasforma in preoccupazione;

• il polmone assicura il mantenimento dei ritmi; il suo volere è il rigore. La perversione di questo movimento si trasforma in tristezza;

• i reni custodiscono le basi della vita; il loro volere è prudenza e saggezza. La perversione di questo movimento si trasforma in paura.

Il che si allinea con il progetto di rendere fisico un concetto astratto come quello riferito alle caratteristiche degli organi.

L’insorgere di un disagio psichico può essere conseguente sia alla difficoltà che l’individuo incontra nel percorrere la sua “strada” (il Dao), sia la conseguenza del cattivo funzionamento di un organo (anche a seguito di un eccesso, per esempio alcool, droghe, fumo, cattiva alimentazione, traumi fisici).
L’insorgenza di un disagio psichico rappresenta quindi l’incapacità di un individuo di realizzarsi. Il concetto di vita cosciente, intesa come piena realizzazione di sé e del proprio “mandato”, è contenuto nei testi di base del taoismo e del pensiero medico cinese (Yi Jing, Dao De Jing, Chuang Zi, So Wen, Nan Jing ecc.).

N.d.A.: nell’articolo si fa riferimento al “prossimo seminario APOS”. Si tratta del 36° Seminario Nazionale di aggiornamento/valutazione svoltosi a Tabiano il 14-15-16 Maggio 2016 e condotto da Fabrizio Bonanomi e David Hirsch. I video dei lavori proposti sono disponibili sul sito APOS.

Cuore Popolare: trattamenti Shiatsu per l’acquisto di defibrillatori

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Cuore Popolare è un’iniziativa promossa da Banca Popolare di Lodi con la collaborazione dell’Accademia Italiana Shiatsu Do e patrocinata dal Comune di Langhirano vista la finalità della stessa.

Infatti tale iniziativa, consistente in trattamenti Shiatsu in Banca, letteralmente, in quanto i locali che ospiteranno questo evento sono quelli della Filiale di Langhirano della Banca Popolare di Lodi, con ingresso ad offerta, sarà l’occasione in cui verrà ufficialmente “lanciata” la raccolta fondi che ha lo scopo di acquistare un defibrillatore da destinarsi ad una società sportiva del Comune di Langhirano, individuata nell’ASD Langhirano Softball Caggiati; l’intero ricavato della giornata, appunto, sarà destinato alla raccolta fondi che durerà fino all’apertura del Festival del Prosciutto 2016, momento in cui si procederà con la consegna del defibrillatore alla società sportiva.

La giornata di trattamenti si svolgerà il giorno Sabato 23 Aprile con Bernardo Corvi, Istruttore di Accademia Italiana Shiatsu Do, che, assieme a operatori e allievi dei corsi di Shiatsu professionali di Accademia, predisporrà 5/6 postazioni per eseguire trattamenti, di circa 30 minuti ciascuno, dalle ore 10,30 alle ore 18,00 (con un’ora di pausa dalle ore 13,00).

Gli eventuali interessati si potranno prenotare contattando Bernardo:
(E-mail: bernardo@fioreoriente.com – Tel: 339 1209198)

“Cosa mi hai trovato?”, “Cos’hai sentito?”

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Mi sono approcciata allo Shiatsu da Uke, digiuna di qualsiasi nozione riguardante questa disciplina. Per alcuni anni ho continuato a cercarlo, soprattutto nei momenti in cui sentivo di avere poche risorse. Con lo Shiatsu ho imparato a respirare e a riportare l’attenzione su me. Ricordo che le prime volte alla fine di un trattamento facevo alcune domande all’operatore. La domanda “cosa mi hai trovato?” o meglio “cos’hai sentito?”, l’ho fatta anche io. Aspettavo una risposta con un po’ di timore, ma questa risposta non arrivava o non appagava la mia curiosità. Probabilmente non sapevo neppure io che cosa desiderassi sapere. Come forse tipico della nostra cultura avrei voluto risposte ad effetto, risposte delle quali non avevo ancora nemmeno formulato una domanda.

peaceOra che ho iniziato a trattare con regolarità mi capita che le domande che io stessa ponevo le rivolgano a me. Non desiderare risposte verbali è un traguardo che se arriva, arriva silenzioso, un lento abbandonarsi allo svolgersi della propria vitalità tra le mani accoglienti di un’altra persona. Questo ha fatto per me lo Shiatsu. La fatica all’accoglienza, la difficoltà a lasciare andare il controllo la ritrovo spesso nei miei Uke.

silenzioDa circa tre anni pratico Shiatsu a persone in situazione di disagio fisico e psicologico. Il mio stupore ogni volta si rinnova nel cogliere che in questi contesti, la relazione umana che si crea durante un trattamento di Shiatsu è spogliata da ogni superfluità della parola. Le persone aspettano e vivono il trattamento come una opportunità. Colui che soffre coglie l’essenza. Colui che soffre non chiede nulla perché conosce già profondamente il suo dolore e vive il momento come una tregua donata. Al termine di un trattamento sono gli sguardi e i sorrisi che più di tutto esprimono l’ intensità del momento vissuto. Non si tratta di intensità empatica dovuta alla immedesimazione nella sofferenza di Uke. Non è emozione dovuta alla compassione o alla riconoscenza data dalla situazione di volontariato sociale. La vera intensità del trattamento è dato dall’incontro umano, dove la stanchezza e il dolore conducono direttamente a quel contatto di relazione materna che si può ritrovare nello Shiatsu.

Giovanna Bonazzi

La pressione palmare: tecnica e filosofia del contatto

“La chiave di un uomo si trova negli altri:
è il contatto con il prossimo quello che ci illumina su noi stessi”
Paul Claudel

Se la traduzione letterale della parola “shiatsu” è pressione delle dita, va da sé che la mano è lo strumento principe della nostra arte. Questo strumento può assumere più sfaccettature perché, per fare un esempio, la pressione palmare ci accompagna fin dai rudimenti della tecnica per poi divenire un ausilio, anzi il protagonista, pressoché indispensabile in ogni passaggio del trattamento. Nell’evoluzione della pratica, si impara ad utilizzare il pollice, le dita, ecc però non si finisce mai di scoprire, riscoprire e valorizzare gli infiniti aspetti che il contatto ci può rivelare. Si affinano gli strumenti, migliora la sensibilità e contestualmente la nostra curiosità prende campo di giorno in giorno. Ci accorgiamo che la mano diviene sempre più avvolgente, morbida e adattabile. Questo grazie al fatto che riesce a strutturarsi in modo da “auto adattarsi” ad ogni differente territorio che tocca.
Grazie alla sua evoluzione e all’incredibile strumento che rappresenta, anche le risposte che arrivano, divengono sempre più complesse e ricche di sfaccettature. Proviamo a estendere ulteriormente la valenza di ciò che in più forme, la mano, ci rappresenta. Se quando appoggiamo la mano su di una zona di Uke teniamo presente che al centro del palmo troviamo il punto n.8 del meridiano di “Ministro di Cuore” che come tale rappresenta l’emissario del cuore, ci accorgiamo che il nostro palmo rappresenta il cuore. Non stiamo parlando del cuore come organo fisiologico, ma del cuore emotivo, del cuore tipico degli “Shen”, della spiritualità di ogni organo, il nostro cuore a trecentosessanta gradi, che si manifesta attraverso il contatto del palmo della mano. Questo dovrebbe farci capire quanto si possa ampliare la valenza del gesto. Se teniamo a mente che per la cultura giapponese lo shiatsu, il “fare shiatsu con” è spesso legato con la parola “kokoro” che tradotto vuol dire da cuore a cuore, possiamo comprendere come nei fatti, la simbologia vada a rendere ancor più efficace la tecnica.

La mano rappresenta il nostro reale biglietto da visita, quando accogliamo un nuovo Uke, al di là di qualche chiacchiera iniziale, deleghiamo il successo del nostro approccio al contatto. I nostri Uke, il più delle volte non hanno la benché minima idea di cosa stiano per affrontare e, anche se manifestano fiducia e disponibilità, è assai probabile che si stendano carichi di tutte le naturali difese che il corpo attiva a livello inconscio. Il contatto da corpo a corpo, da cuore a cuore, è il solo che ha il reale potere di trasmettere la necessaria fiducia e autorevolezza, atto a far aprire queste difese e consentire un profondo contatto. Quando ci apprestiamo a posare il palmo sull’addome di un nuovo Uke, portiamo il pensiero al nostro cuore e al significato che possiamo esprimere attraverso il contatto del palmo della mano. Mentre lavoriamo, la nostra attenzione, ci porterà a cogliere innumerevoli sfaccettature che una pressione palmare può trasmettere. Col tempo, la pratica e la pazienza, la mano diventa uno strumento dalle infinite possibilità, la mano che preme, che preme e sostiene, che preme e avvolge, che sostiene la pressione del pollice, che accoglie la pressione delle altre dita, che si conforma al territorio e coglie le manifestazioni di risposta di Uke ai nostri stimoli. Con l’esercizio la mano riesce a cogliere le manifestazioni più yang o più yin del corpo, quelle calde o fredde, quelle dure o molli, ecc e ci manifesta continuamente la vicinanza di Uke come risposta.

20130326-IMG_7682Da Strategie di shiatsu
di Mario Vatrini

La Forza
Esistono due tipi di forza, quella muscolare o esterna, che si sviluppa con esercizi di palestra ed una interna, superiore o quanto meno diversa dalla potenza muscolare. (…) Usando una forza costruita solo muscolarmente l’attenzione della mia mente si rivolge all’interno del corpo, per contribuire allo sforzo fisico. (…) Usando la forza interiore, invece, dal momento che il corpo è sempre carico, la mente si rivolge all’esterno d’esso. Si verifica effettivamente un forte senso di espansione, come se il corpo s’allargasse e perdesse i contorni fisici normali, sensazione che aumenta con l’esercizio. (…) Nello Shiatsu, mentre il principiante reagisce ancora pensando di premere Uke e lo fa espirando, l’esperto considera che sia Uke a premere e bada a mantenere la propria respirazione indifferentemente dalla strategia che sceglie, prestando invece attenzione agli spunti offertigli da Uke.

INNO NAZIONALE DI CUBA APRE LA CERIMONIA DELLA CONSEGNA DEI DIPLOMI DI PROMOTORI DI SHIATSU DO

SAM_4509Pur riconoscendo la consuetudine cubana di cantare l’inno nazionale nei momenti significativi della vita sociale come per esempio l’inizio delle lezioni scolastiche, sentirlo in occasione della cerimonia della consegna dei diplomi di operatore di Shiatsu Do in concomitanza del 13° anniversario delle attività del Progetto Comunitario Integr-Accion Armonica, altra coincidenza non marginale, mi ha procurato una strana emozione come se la più che decennale esperienza cubana, con la sua mappa originale e imprevedibile di luoghi ed eventi, ci avesse portato infine in un luogo e tempo dove lo Shiatsu Do potesse vivere una cubania perfetta.

Così iniziò una cerimonia di cui mi risulta difficile scriverne il resoconto perchè le splendide parole, gli abbracci come tra amici di antica data, i sentimenti eco di nobili parole che riconoscevano lo Shiatsu Do degno dei loro ideali e delle loro utopie, tutto questo diventa retorico se non vissuto condividendo le vite di queste persone con tutti i dettagli della quotidianità dove, con poche risorse ma molta generosità, si affrontavano e si risolvevano le difficoltà del trasporto dell’alloggio, del cibo.

Sento come un pudore a raccontare senza che i miei ipotetici lettori possano condividere in loco l’umanità, la generosità e l’affetto di quelle persone.
Per dovere di cronista mi limiterò a dire che la cerimonia di consegna dei diplomi di onore al sottoscritto ed ai promotori di Shiatsu Do si è svolta in una atmosfera dove la parola insolita ed esotica “Shiatsu Do” era tradotta in altre parole facilmente riconosciute: affetto, fiducia, ben-essere, condivisione, passione per un futuro di pratica e diffusione.

Molte volte nella mia lunga storia di shiatsu cubano mi sono sentito sfiduciato ed incerto a proseguire, ma questa esperienza questo incontro questi abbracci mi hanno consolato e confermato che i tempi della vita non sono i tempi dell’io e sempre la vita, se uno continua ad avere fiducia, ricompensa e riequilibria.

A suo modo, quando come e dove lo ritenga opportuno.

Mai, nei miei sforzi mentali di individuare scenari realistici e possibili per lo Shiatsu Do cubano, ho potuto prevedere questo capitolo della storia, a conferma che lo Shiatsu Do è imprevedibile come la vita.

Come mi consigliavano i saggi taoisti e come mi ricordò l’anziana signora del convento di Belen dopo un trattamento:

Lo Shiatsu Do è la Vita.

Gli abbracci i sorrisi le parole affettuose di ciascuna di quelle persone non erano altro che l’eco commosso di questa parole.