Poche ma Buone? (ovvero: “I Dubbi dello Shiatsuka Insicuro”).

di Guido Bagni

Al convegno di Arcidosso ho partecipato ad un gruppo di studio con Marcello Marzocchi. Lì mi è capitato di esprimere un paio di opinioni che mi sono valse la visita, dopo il lavoro della mattina, di un paio di operatori sentitisi colpiti sul vivo. Mi ero ripromesso di argomentare meglio nel pomeriggio e spiegare le mie dichiarazioni che, a causa della voce completamente fuori uso, mi erano uscite un tantino telegrafiche. Purtroppo non c’è stato modo né tempo. Dopo lunghe riflessioni, provvedo qui.

La sorgente della questione è stata il punto di vista dell’ottimo Libano Rossi, della Scuola Shin Shiatsu che (spero mi perdoni) sintetizzo brutalmente con: più tecniche conosco e padroneggio, meglio è. Assolutamente condivisibile. Più ricco è il mio bagaglio e più strumenti ho a disposizione per poter strutturare in modo efficace il mio trattamento. Diciamo un archivio ben assortito dal quale scegliere la tecnica più adatta per Uke in quel preciso momento. Continua a leggere

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Accademia d’argento

Terminato il convegno. Fatti i bagagli. Salutati gli amici. Conservate le emozioni. Una gran cosa, questi tre giorni. Non starò a spiegare tutte le cose che, personalmente, mi hanno smosso dentro. Forse altri vorranno scriverne, e lo faranno meglio di me. Per ora me ne sto sul divano fischiettando la canzoncina dei Puffi, mentre guardo le foto di tutti questi shiatsuka con pantaloni bianchi e casacca azzurra. E penso che definire questo convegno con la frase “120 tizi in pigiama inginocchiati per terra” sia riduttivo. Considerando che una bella parte di loro sono 25 anni e oltre che se ne stanno in pigiama inginocchiati per terra… No, dai, si scherza perché, davvero, questa storia è così lunga e densa e ricca, e io non sono in grado di descriverla a parole. Quindi accompagno con un sorriso gli occhi umidi di tutti noi. E un grazie a tutti coloro che hanno iniziato, a quelli ci hanno portati fin qui, a quelli che c’erano e a quelli che non c’erano, ma che ci sono tutti i giorni.

Guido Bagni