Shiatsu su…, per…, con…

Dalle prime timide pressioni alla consapevolezza della bontà di questa disciplina. Racconto di un cammino ancora in atto, che ha trovato applicazione anche all’interno di realtà sociali percorse da disagio e sofferenza.

di Attilio Alioli

Dopo oltre 25 anni di pratica e studio dello Shiatsu, considero l’incontro con questa “semplice Arte Umana” un grande regalo che la vita mi ha offerto. Dalle prime pressioni incerte sugli amici e i primi “clienti” molto tempo è passato, alcuni di loro ancora li ricordo, ricordo il loro viso, la loro fisicità, i loro malanni e il loro calore umano. Quel poco Shiatsu che conoscevo “funzionava” e loro tornavano! Il mio stupore, e non solo, era grande. Grande era anche la mia soddisfazione personale e professionale. Loro non sapevano che “praticavo e studiavo” su di loro, ogni trattamento era il frutto delle mie esigenze di sperimentare e maturare tecniche e strategie di lavoro, molte delle quali ricevute durante le lezioni frequentate, altre frutto dei miei “ragionamenti e delle mie intuizioni”. Se si fosse stati in una società dei giusti avrei dovuto pagare io loro, ma per mia fortuna, e delle mie entrate economiche, era il contrario.

Ecco lo Shiatsu su…
Gli studi e la pratica continuavano, l’esperienza cresceva, le tecniche si arricchivano e si affinavano, la crescita professionale era ormai matura. Vivevo con profonda convinzione la mia “capacità” di intervenire sulle varie forme di disagio fisico, emozionale ed energetico. Il ricavato economico mi spettava giustamente, in quanto, avendo maturato una seria capacità professionale, ero in grado di “intervenire” e di risolvere o migliorare i problemi di salute. Lavorare in ambiti differenti (studi medici, centri benessere, palestre e in privato), avendo sempre un buon riscontro sociale, confermava la giustezza del mio Shiatsu.

Ecco lo Shiatsu per…
Ho passato parecchi anni in questa condizione piacevole e gratificante. Tutto filava liscio, anche la scuola che avevo contribuito a creare cresceva fino a diventare la principale scuola in Italia e in Europa. Si rafforzava la struttura amministrativa e gestionale, migliorava la didattica e il metodo formativo, si arricchiva la proposta professionale. Erano i tempi dove l’insegnamento era teso a formare Operatori Shiatsu sempre più tecnicamente preparati, in grado di rapportarsi al mercato e alle richieste che questo poneva. Ancora Shiatsu per… Quando tutto pareva scorrere liscio e tranquillo, nasceva lentamente dentro di me un senso di insoddisfazione e di mancanza, quella “tensione dell’anima” che mi aveva spinto a cercare nelle pratiche orientali un rapporto più profondo con la mia parte spirituale si stava affievolendo e indebolendo. Ai successi sociali non corrispondevano altrettanti “successi” della mia anima, della mia essenza, delle mie aspirazioni umane. È proprio in questo periodo che nasce in me il bisogno, l’esigenza di praticare, sperimentare e offrire lo Shiatsu all’interno di realtà sociali di disagio e sofferenza, prima le carceri, poi i ragazzi down, le comunità… È in questo cammino durato anni (ed ancor oggi presente) che la tecnica e le capacità professionali tornano ad essere messe alla prova.

Ecco lo Shiatsu con….
Inizia l’incontro consapevole con lo Shiatsu con… Queste nuove esperienze nel sociale aprono un varco facendo luce su di una realtà già in parte presente, ma non ancora pienamente manifestata. Lo Shiatsu è incontro, relazione, condivisione. Le tecniche, le strategie operative, le teorie energetiche, anche le più raffinate ed evolute, possono solamente preparare il terreno al rapporto “da Vita a Vita” che lo Shiatsu ci regala! La pratica dello Shiatsu Do è una via che ci aiuta ad uscire dalla nostra pelle sociale, ci aiuta ad isolarci dagli altri per poter entrare sempre più nel nostro profondo! Quando questo avviene si comprende pienamente cosa questa Arte contenga, se ne può cogliere l’essenza, l’abbraccio della madre al suo bambino e al bambino che è in ognuno di noi. È possibile allora riscoprire il valore delle tecniche, delle teorie varie, non più finalizzate ad un mero scopo sociale, ma bensì portatrici di evoluzione umana e spirituale. La pratica dello Shiatsu diventa Shiatsu Do! Incontro con la propria ed altrui essenza, e attraverso questo incontro con la Vita Universale. Il Ki diventa vero e vissuto nella relazione Shiatsu, Tori ed Uke non hanno più bisogno di esistere… Si sente sempre più la necessità di silenzio, di non spiegazioni razionali. L’esperienza reale riempie con dolcezza e forza la nostra mente e il nostro cuore. Quando sentiamo questo, allora siamo veramente pronti per ogni altra avventura energetica e spirituale, siamo pronti per rincontrare la grande vibrazione dell’Amore Universale! Questo è vero Shiatsu, nel caloroso silenzio della nostra anima!

(tratto da DBN Magazine n°2, dicembre 2011)

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Imparare divertendosi, praticare col sorriso… #2

Seconda parte:
Il ruolo del formatore

Riferendoci a quanto scritto nel post precedente, da cui si rilevano i concetti basilari e appurato che è indubbia l’efficacia di questi strumenti per il benessere dell’individuo, occorre distinguere ruoli e momenti.
Se stimolo al cambiamento e comprensione sono favorite da un atteggiamento giocoso ed esaltate dal piacere di una bella risata, perché non utilizzarle per rendere più fruibili e meno pesanti i percorsi che decidiamo di affrontare nel nostro sviluppo sia come operatori shiatsu, ma anche come insegnanti?
Alcuni di noi oltre che operatori shiatsu (ed altre discipline per il benessere) sono anche insegnanti, questo ci investe di un compito ancora più importante che è quello di gestire il ridere, lo scherzare in modo costruttivo perché queste risorse si mantengano tali e se ne capisca il senso e non si trasformino in forme di demenzialità distruttiva che non porterebbero alcun beneficio. Quando si affronta un percorso evolutivo è fondamentale una profonda ricerca di se stessi, uno sviluppo spesso basato sull’introspezione e l’ascolto, una attenta analisi fatta di piccoli passi a volte anche impegnativi e non sempre indolori. E’ chiaro che se queste fasi di crescita sono spesso caratterizzate da “fughe” costruite sulla battuta ad ogni costo, il risultato del percorso non potrà che essere superficiale e di costituzione fragile.
Lo sviluppo dell’ascolto, strumento principe dell’operatore shiatsu (ma anche dell’insegnante…), si basa anche sulla comprensione del momento giusto per lasciar nascere la risata e su quello dove è costruttivo gestire il gioco.
Facciamo bene attenzione, non sempre una risata, utile per un allievo in quel dato momento, è utile anche per il compagno che in quel momento affronta un importante passo dentro di se, quindi il compito del “formatore” è di capire e gestire in modo costruttivo l’ilarità del gruppo. Un formatore (badate bene che non ho scritto insegnante o istruttore) deve “costruirsi” la giusta autorevolezza grazie alla quale essere sempre in grado di sfruttare le opportunità più idonee alle diverse fasi evolutive degli allievi. Continua a leggere

Imparare divertendosi, praticare col sorriso… #1

Prima parte:
Sorridere alla vita…Shiatsu demenziale o filosofia del crescere divertendosi?

Alcuni anni fa scrissi un articolo che affrontava un argomento, a mio avviso, “importante”, ovvero, se lo shiatsu, che è una cosa estremamente seria ed è insegnato in modo altrettanto serio, in quanto percorso evolutivo, può trasmettere il suo profondo messaggio anche attraverso forme di gioco; in pratica, ridendo e scherzandoci su.

Alla luce di numerosi confronti avuti con vari colleghi che avevano letto l’articolo, e di numerose ulteriori esperienze fatte, mi trovo nuovamente a riflettere sull’argomento.

Avrei intenzione di riprendere alcuni passi del vecchio articolo e introdurre nuovi punti di vista; di recente ho avuto modo di assistere a un dotto intervento di un famoso giornalista internazionale che parlava di “slow economy” e, fra le varie interpretazioni del grande movimento dell’attuale recesso mondiale, mi ha colpito il confronto fra il concetto legato a PIL (prodotto interno lordo) ed una nuova “codifica” denominata FIL (felicità interna lorda) introdotta dal Bhutan, un piccolo stato appollaiato sulle cime dell’Himalaya. Il paradosso è mostrato dal fatto che il PIL incrementa in modo esponenziale in caso di incidenti, catastrofi e calamità varie perché questi eventi riescono a movimentare enormi quantità di capitali, in virtù di gran dolore e disagio…di conseguenza si fonda il livello economico di un paese sul suo dramma. Il FIL si basa sul livello di soddisfazione delle persone e sulla qualità della vita e dei servizi offerti, tanto che anche il governo francese ne ha avviato la sperimentazione.

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