Shiatsu e Fibromialgia


Grazie ad un link pubblicato dalla Federazione Europea di Shiatsu, abbiamo trovato uno studio del 2013, pubblicato dal Journal of Manipulative and Physiological Therapeutics. Lo riportiamo tradotto per voi in italiano. E’ un testo molto asciutto, per quanto riguarda i contenuti, ma estremamente interessante, sia per le metodologie di rilevamento dei risultati, sia per gli effetti avuti sul gruppo oggetto della ricerca. 

La Scuola di Medicina dell’Università di San Paolo in Brasile ha progettato uno studio pilota per valutare i potenziali effetti dello Shiatsu sui sintomi presentati da pazienti adulti affetti da fibromialgia.

Trentaquattro pazienti, di età compresa tra i 33 e i 62 anni, sono stati equamente divisi in due gruppi: uno ha ricevuto trattamenti Shiatsu completi, due volte alla settimana per otto settimane, e un gruppo di controllo, che ha ricevuto un libretto con indicazioni da seguire ma nessun trattamento Shiatsu.

In entrambi i gruppi sono stati misurati i seguenti fattori: intensità del dolore, soglia del dolore alla pressione, ansia, qualità del sonno e impatto dei sintomi sulla salute del paziente. Il gruppo Shiatsu è stato anche interrogato riguardo ad eventuali effetti collaterali e al livello di soddisfazione.

Riguardo alle metodologie di rilevamento utilizzate, l’intensità di dolore è stata valutata con la VAS (Scala Visual Analogica), la soglia di dolore alla pressione con la dolorimetria, l’ansia con la STAI (State-Treat Anxiety Inventory), il sonno con il PSQI (Pittsburgh Sleep Quality Index) e l’impatto dei sintomi sulla salute del paziente con l’FIQ (Questionario di Impatto della Fibromialgia).

I pazienti sono stati valutati all’inizio e dopo 8 settimane: il gruppo Shiatsu ha presentato differenze statisticamente significative nel cambiamento dei punteggi di tutte le variabili, ad eccezione dell’ansia, rispetto al gruppo di controllo.

Si sono avuti miglioramenti dalle percentuali relative clinicamente rilevanti per quanto riguarda intensità del dolore (40.6%), soglia di dolore alla pressione (76.4%), qualità del sonno (34.4%) e impatto dei sintomi sulla salute del paziente (22.3%).
Non sono stati riportati effetti collaterali o reazioni avverse durante i trattamenti e il 94% dei pazienti ha manifestato soddisfazione riguardo allo Shiatsu.

Lo studio dimostra il potenziale dello Shiatsu riguardo il miglioramento di intensità del dolore, soglia del dolore alla pressione, qualità del sonno e impatto dei sintomi sulla salute del paziente con fibromialgia.

Susan L.K.Yuan MSc, Ana A.Berssaneti PhD, Amelia P.Marques PhD

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Ma lo shiatsu è l’unica via?

Così nasce questo interessante scambio…

Scrive un allievo di Bologna che sta frequentando il terzo percorso di Accademia:
“..qualcuno mi indica la differenza con la nostra disciplina del massaggio californiano e psicosomatico? Non nella tecnica, ma nell’approccio…pensavo di fondare il Massaggio Calderarese (paese di origine del collega, ndr)”

Risponde un suo collega di corso…
Ciao Diego, per quello che riguarda la mia esperienza e per aver girato diverse scuole di massaggi, la differenza nell’approccio non la fa la tecnica ma Torì…., in base al suo percorso formativo e personale..! Continua a leggere

Imparare divertendosi, praticare col sorriso… #2

Seconda parte:
Il ruolo del formatore

Riferendoci a quanto scritto nel post precedente, da cui si rilevano i concetti basilari e appurato che è indubbia l’efficacia di questi strumenti per il benessere dell’individuo, occorre distinguere ruoli e momenti.
Se stimolo al cambiamento e comprensione sono favorite da un atteggiamento giocoso ed esaltate dal piacere di una bella risata, perché non utilizzarle per rendere più fruibili e meno pesanti i percorsi che decidiamo di affrontare nel nostro sviluppo sia come operatori shiatsu, ma anche come insegnanti?
Alcuni di noi oltre che operatori shiatsu (ed altre discipline per il benessere) sono anche insegnanti, questo ci investe di un compito ancora più importante che è quello di gestire il ridere, lo scherzare in modo costruttivo perché queste risorse si mantengano tali e se ne capisca il senso e non si trasformino in forme di demenzialità distruttiva che non porterebbero alcun beneficio. Quando si affronta un percorso evolutivo è fondamentale una profonda ricerca di se stessi, uno sviluppo spesso basato sull’introspezione e l’ascolto, una attenta analisi fatta di piccoli passi a volte anche impegnativi e non sempre indolori. E’ chiaro che se queste fasi di crescita sono spesso caratterizzate da “fughe” costruite sulla battuta ad ogni costo, il risultato del percorso non potrà che essere superficiale e di costituzione fragile.
Lo sviluppo dell’ascolto, strumento principe dell’operatore shiatsu (ma anche dell’insegnante…), si basa anche sulla comprensione del momento giusto per lasciar nascere la risata e su quello dove è costruttivo gestire il gioco.
Facciamo bene attenzione, non sempre una risata, utile per un allievo in quel dato momento, è utile anche per il compagno che in quel momento affronta un importante passo dentro di se, quindi il compito del “formatore” è di capire e gestire in modo costruttivo l’ilarità del gruppo. Un formatore (badate bene che non ho scritto insegnante o istruttore) deve “costruirsi” la giusta autorevolezza grazie alla quale essere sempre in grado di sfruttare le opportunità più idonee alle diverse fasi evolutive degli allievi. Continua a leggere

Imparare divertendosi, praticare col sorriso… #1

Prima parte:
Sorridere alla vita…Shiatsu demenziale o filosofia del crescere divertendosi?

Alcuni anni fa scrissi un articolo che affrontava un argomento, a mio avviso, “importante”, ovvero, se lo shiatsu, che è una cosa estremamente seria ed è insegnato in modo altrettanto serio, in quanto percorso evolutivo, può trasmettere il suo profondo messaggio anche attraverso forme di gioco; in pratica, ridendo e scherzandoci su.

Alla luce di numerosi confronti avuti con vari colleghi che avevano letto l’articolo, e di numerose ulteriori esperienze fatte, mi trovo nuovamente a riflettere sull’argomento.

Avrei intenzione di riprendere alcuni passi del vecchio articolo e introdurre nuovi punti di vista; di recente ho avuto modo di assistere a un dotto intervento di un famoso giornalista internazionale che parlava di “slow economy” e, fra le varie interpretazioni del grande movimento dell’attuale recesso mondiale, mi ha colpito il confronto fra il concetto legato a PIL (prodotto interno lordo) ed una nuova “codifica” denominata FIL (felicità interna lorda) introdotta dal Bhutan, un piccolo stato appollaiato sulle cime dell’Himalaya. Il paradosso è mostrato dal fatto che il PIL incrementa in modo esponenziale in caso di incidenti, catastrofi e calamità varie perché questi eventi riescono a movimentare enormi quantità di capitali, in virtù di gran dolore e disagio…di conseguenza si fonda il livello economico di un paese sul suo dramma. Il FIL si basa sul livello di soddisfazione delle persone e sulla qualità della vita e dei servizi offerti, tanto che anche il governo francese ne ha avviato la sperimentazione.

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