La pressione palmare: tecnica e filosofia del contatto

“La chiave di un uomo si trova negli altri:
è il contatto con il prossimo quello che ci illumina su noi stessi”
Paul Claudel

Se la traduzione letterale della parola “shiatsu” è pressione delle dita, va da sé che la mano è lo strumento principe della nostra arte. Questo strumento può assumere più sfaccettature perché, per fare un esempio, la pressione palmare ci accompagna fin dai rudimenti della tecnica per poi divenire un ausilio, anzi il protagonista, pressoché indispensabile in ogni passaggio del trattamento. Nell’evoluzione della pratica, si impara ad utilizzare il pollice, le dita, ecc però non si finisce mai di scoprire, riscoprire e valorizzare gli infiniti aspetti che il contatto ci può rivelare. Si affinano gli strumenti, migliora la sensibilità e contestualmente la nostra curiosità prende campo di giorno in giorno. Ci accorgiamo che la mano diviene sempre più avvolgente, morbida e adattabile. Questo grazie al fatto che riesce a strutturarsi in modo da “auto adattarsi” ad ogni differente territorio che tocca.
Grazie alla sua evoluzione e all’incredibile strumento che rappresenta, anche le risposte che arrivano, divengono sempre più complesse e ricche di sfaccettature. Proviamo a estendere ulteriormente la valenza di ciò che in più forme, la mano, ci rappresenta. Se quando appoggiamo la mano su di una zona di Uke teniamo presente che al centro del palmo troviamo il punto n.8 del meridiano di “Ministro di Cuore” che come tale rappresenta l’emissario del cuore, ci accorgiamo che il nostro palmo rappresenta il cuore. Non stiamo parlando del cuore come organo fisiologico, ma del cuore emotivo, del cuore tipico degli “Shen”, della spiritualità di ogni organo, il nostro cuore a trecentosessanta gradi, che si manifesta attraverso il contatto del palmo della mano. Questo dovrebbe farci capire quanto si possa ampliare la valenza del gesto. Se teniamo a mente che per la cultura giapponese lo shiatsu, il “fare shiatsu con” è spesso legato con la parola “kokoro” che tradotto vuol dire da cuore a cuore, possiamo comprendere come nei fatti, la simbologia vada a rendere ancor più efficace la tecnica.

La mano rappresenta il nostro reale biglietto da visita, quando accogliamo un nuovo Uke, al di là di qualche chiacchiera iniziale, deleghiamo il successo del nostro approccio al contatto. I nostri Uke, il più delle volte non hanno la benché minima idea di cosa stiano per affrontare e, anche se manifestano fiducia e disponibilità, è assai probabile che si stendano carichi di tutte le naturali difese che il corpo attiva a livello inconscio. Il contatto da corpo a corpo, da cuore a cuore, è il solo che ha il reale potere di trasmettere la necessaria fiducia e autorevolezza, atto a far aprire queste difese e consentire un profondo contatto. Quando ci apprestiamo a posare il palmo sull’addome di un nuovo Uke, portiamo il pensiero al nostro cuore e al significato che possiamo esprimere attraverso il contatto del palmo della mano. Mentre lavoriamo, la nostra attenzione, ci porterà a cogliere innumerevoli sfaccettature che una pressione palmare può trasmettere. Col tempo, la pratica e la pazienza, la mano diventa uno strumento dalle infinite possibilità, la mano che preme, che preme e sostiene, che preme e avvolge, che sostiene la pressione del pollice, che accoglie la pressione delle altre dita, che si conforma al territorio e coglie le manifestazioni di risposta di Uke ai nostri stimoli. Con l’esercizio la mano riesce a cogliere le manifestazioni più yang o più yin del corpo, quelle calde o fredde, quelle dure o molli, ecc e ci manifesta continuamente la vicinanza di Uke come risposta.

20130326-IMG_7682Da Strategie di shiatsu
di Mario Vatrini

La Forza
Esistono due tipi di forza, quella muscolare o esterna, che si sviluppa con esercizi di palestra ed una interna, superiore o quanto meno diversa dalla potenza muscolare. (…) Usando una forza costruita solo muscolarmente l’attenzione della mia mente si rivolge all’interno del corpo, per contribuire allo sforzo fisico. (…) Usando la forza interiore, invece, dal momento che il corpo è sempre carico, la mente si rivolge all’esterno d’esso. Si verifica effettivamente un forte senso di espansione, come se il corpo s’allargasse e perdesse i contorni fisici normali, sensazione che aumenta con l’esercizio. (…) Nello Shiatsu, mentre il principiante reagisce ancora pensando di premere Uke e lo fa espirando, l’esperto considera che sia Uke a premere e bada a mantenere la propria respirazione indifferentemente dalla strategia che sceglie, prestando invece attenzione agli spunti offertigli da Uke.

Bagni Froy 2015: 10 anni di Shiatsu-Do in montagna!

La vacanza studio di Froy compie dieci anni.
Un bel traguardo se pensate che è nata come esperienza di pratica pensata e realizzata dal grande Walter Zani di Genova e me senza alcuna pre-esperienza in tal senso.
E’ stata la voglia di stare insieme che ha partorito questo progetto, il bene e la stima reciproca che ci ha portato a rischiare. Sì, c’è sempre una parte di rischio quando inizi un progetto, ma si sa fa parte del gioco.
Le ansie, i preparativi, il sentirsi inadeguati, tutte cose che puntualmente mi succedono ogni volta e con le quali imparo sempre più a convivere.
Senza rischio o incoscienza non avrei mai pensato al progetto Accademia di Gallarate e, nel 2015, anche questo ha superato i 18 anni… urca, quante cose! Quanta acqua passa sotto i ponti e… mi sembra ieri.
Beh, tornando a Froy, tenuto conto di quanto sopra anche quest’anno ci siamo cimentati sia nella vacanza che nel lavoro proposto.
La vacanza, lo stare insieme, vanno da sé con parte del gruppo collaudato e consolidato con il quale ormai servono sempre meno parole e tutto accade, ognuno fa senza domande, senza aspettative e prende quello che arriva. Molto Zen.
Il lavoro proposto era sul sentire attraverso il sentirsi, bella sfida…
Mi permetto di dire, il tutto ha contribuito a far si che tutto succedesse senza bisogno di parole: il gruppo, complice la situazione, la cucina vegana a molti inusuale ha contribuito a mettere in moto il meccanismo che si è autoalimentato.
Si, poi alcuni componenti che hanno sbroccato (sapete che il gruppo muove molte energie, le mischia e le rinnova) che voglio ringraziare per la fiducia che si sono dati nel proseguire l’esperienza nonostante forti resistenze interne: ci hanno aiutato a sentirci e ad entrare nel lavoro in modo profondo.
Si perché io sto bene se anche il mio vicino sta bene: se vedo che è in crisi il mio star bene, il mio sentirmi è messo in gioco.

Da questa forze, consapevolezza e ascolto del sé, è continuato un lavoro sulla percezione facile e profondo che ci ha dato spunti e contributi per potere sperimentare nel prossimo futuro metodi e modi inusuali di fare shiatsu.
Un uso in divenire della pancia e profondità nell’interagire con le nostre tensioni, che ci accompagneranno nei prossimi mesi: ci siamo dati appuntamento per riparlarne dopo avere fatto l’esperienza con un numero significativo di trattamenti.
Per cui il lavoro ci terrà compagnia anche nei prossimi mesi e, ogni volta che lo sperimenterò, mi ritorneranno in mente quei bei giorni passati con tanta bella gente intorno
A presto e buona vita a tutte e tutti e preparatevi per il 2016, noi vi aspettiamo

G.P. Baratelli

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Tornare a Bagni Froy é sempre un piacere per gli occhi e per il cuore. Cuore che batte quando incontri le persone degli anni scorsi. Cuore che usi quando prendi contatto con il tuo uke e che ti aiuta a “sentire” quello di cui ha bisogno. Cuore che si allarga quando condividi con lui l’esperienza e capisci che il suo corpo si é fatto “sentire”… E occhi! Occhi che gioiscono nel vedere la serenità sui volti dei tuoi compagni e nel mirare quella natura di cui “ti senti” partecipe. Un grazie a GP che da anni si prodiga perché tutto questo accada.
(Desy, Parma)

Ancora una volta il soggiorno a Bagni Froy è stato un successo.
Tutto è andato alla perfezione, complice il bel tempo che ci ha permesso di godere dei panorami spettacolari e dei boschi tra le valli Funes, Gardena e Isarco.
Il vero successo è stata la buona armonia che si è creata tra i partecipanti, nel rispetto di tutti, con collaborazione nello svolgere sia i doveri della casa, sia l’organizzazione delle giornate. Con questa energia, anche i doveri si trasformavano in un piacevole stare insieme, spesso ridendo, canticchiando e anche formando cori di canto.
Tutti hanno portato ciò che potevano dare: anche i bambini, con la loro allegra presenza ed educazione… hanno anche preparato uno spettacolo teatrale molto piacevole.
Quest’anno non ho partecipato alle ore dedicate allo Shiatsu per problemi di salute. Malgrado ciò le giornate sono state ricche di belle cose e belle persone, e tutto è stato di grande aiuto in questa mia convalescenza.
La mattina iniziava con un buon risveglio muscolare guidato da Emilio nel cortile della casa, una sana colazione, anche quest’anno organizzata Denise, biologa nutrizionista, in collaborazione con la simpaticissima cuoca Simona… Una settimana all’insegna dell’alimentazione vegana durante la quale Denise ha approfondito i concetti di questa filosofia di vita, il rispetto per l’ambiente, per gli animali e i principi per una buona e corretta alimentazione.
A Bagni Froy non mancava proprio nulla: armonia, buon cibo, acqua di fonte pura, i balli spagnoli con Genevieve, la chitarra di Luciano, gli indispensabili Massimo e Ugo (che, questa volta, abbiamo anche visto recitare)… A voi tutti, g
razie! Siete troppi per potervi elencare ma non per questo vi si potrà dimenticare. Grazie a Giampaolo, che ci ha fatto ridere e star bene!
Io ed altri proponiamo per il prossimo anno una vacanza a Bagni Froy un po’ più lunga, almeno 10 giorni! …si sta così bene!
Grazie allo Shiatsu che ha senz’altro contribuito alla nostra crescita personale e quindi a far sì che tutto ciò avvenisse.
Un abbraccio a tutti quelli di Bagni Froy.
(Elena, Reggio Emilia)

Lo Shiatsu arriva in Africa! Corso a Bukavu (R.D. del Congo)

Congo 6L’dea di un corso di Shiatsu a Bukavu (sud Kivu, R.D.Congo) è nata quasi per gioco, qualche mese fa durante una cena tra amici. Nelle settimane che sono seguite io e Giacomo ne abbiamo parlato in maniera distratta, portando avanti così, con leggerezza, quel pensiero, che abbiamo poi condiviso con il nostro amico padre Nicola, parroco in  un quartiere periferico della città congolese. A lui sembrava una idea possibile, anche se poi non gli ha dato troppo peso.

Congo 1Ma agli inizi di gennaio, decisa la data di partenza del nostro viaggio in Congo, abbiamo pensato concretamente all’organizzazione del corso.  Assieme ad Attilio e Adriana abbiamo messo a punto un Katà semplice, efficace e piacevole. Padre Nicola, che nel frattempo si era dimenticato della nostra proposta, si è attivato per cercare delle persone interessate, e il giorno dopo il nostro arrivo a Bukavu abbiamo fatto la presentazione del corso. Io e Giacomo, lontani da velleità di istruttori, abbiamo deciso di metterci alla prova, pensando che i partecipanti avrebbero gradito questa novità.

Congo 2Pochi giorni prima della partenza sono sorti in me mille dubbi. Mi chiedevo: ma persone che da sempre devono lottare per la sopravvivenza avranno tempo e voglia di pensare allo Shiatsu? Donne che hanno subito ogni genere di aggressione e violenza saranno disposte ad un contatto fisico con uomini e donne che non conoscono? Persone che tutti i giorni lavorano duramente e hanno una percezione del loro corpo soprattutto rispetto alla fatica, potranno percepire su se stessi (uke) e sugli altri (tori) il movimento sottile di una pressione Shiatsu?

Congo 3Tutti i miei dubbi si sono dissolti dopo il primo incontro di presentazione ai partecipanti. Il gruppo non era numeroso, la qualità di presenza ottima; tutti erano in silenzio, attenti, le domande erano assolutamente pertinenti, c’era curiosità e soprattutto tanta voglia di iniziare.  Ho consigliato a tutti di usare un paio di pantaloni comodi, non sapendo che in quella zona d’Africa sono molto tradizionalisti, usare i pantaloni per le donne è considerato quasi un tabù. Ma il giorno dopo tutte (e tra loro c’erano anche due suore) indossavano pantaloni.

Congo 4Nella pratica la prima cosa che ho notato era la grande difficoltà a tenere le posizioni, a causa della sofferenza fisica: caviglie rigide, ginocchia dolenti, schiene contratte. Ma nel silenzio si poteva ascoltare l’entusiasmo, la forza e la voglia di imparare a qualunque costo.
Per questioni logistiche abbiamo strutturato il corso lavorando 3 ore al giorno, per un totale di 20 ore.  A nostro parere i risultati finali sono stati ottimi: tutti erano in grado di fare un trattamento palmare in posizione supina, sul fianco e prona, portando correttamente il peso; la pressione era rilassata e avvolgente, la sensazione piacevole ed efficace.

Congo 5Quando ci siamo lasciati, era molto forte la commozione e il senso di gratitudine che ci univa, come un filo sottile con cui abbiamo cucito tutti insieme un pezzettino della nostra vita.  Ripensando oggi a quelle ore vissute assieme, ringraziamo la Shiatsu per averci permesso di vivere, attraverso quei gesti e quel contatto profondo, una grande umanità. Di certo lo shiatsu ci ha permesso di annullare quella distanza che i pregiudizi, i fatti storici e la reciproca non conoscenza hanno creato fra noi e loro. I gesti semplici e naturali di questa pratica, come toccare i loro piedi o il loro viso, hanno dato ai loro occhi e ai loro cuori un senso di umiltà e di vicinanza da parte nostra, un senso di partecipazione e vicinanza alla loro vita.

Congo 9Ci portiamo dentro le parole di Vicky, che con le lacrime agli occhi e con dolcezza, ci diceva: “non dimenticateci!
Il Kivu è una regione molto sofferente a causa di 20 anni di guerra, che ha distrutto il Paese, sia fisicamente che moralmente, e causato circa 7 milioni di morti. Ma pensando all’ intensità del silenzio mentre si lavorava, e alle risate sonore dei bambini che giocavano innocenti nel cortile, sotto la pioggia, possiamo sperare che che un altra vita, e un futuro migliore, siano possibili anche in Kivu.

Rita Piras

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L’associazione Africadegna – Onlus , di cui io e Giacomo facciamo parte, sostiene piccoli progetti di aiuto, soprattutto in ambito culturale e sanitario, in R.D.Congo e in Camerun.  (www.africadegna.org). Nostro desiderio è poter dare un seguito a questa esperienza di Shiatsu a Bukavu, in collaborazione con Shiatsu-Do Onlus.
L’idea è quella di poter organizzare un breve corso residenziale, ma ciò prevede dei costi che al momento non riusciamo e sostenere. Vorremmo lanciare una sottoscrizione, per raccogliere fondi da destinarsi a questo progetto.
Cliccate sull’immagine qui sotto, o sui link nel testo, per contattarci!

Grazie per il vostro sostegno!

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Shiatsu e integrazione nella scuola media

Tratto da DBN Magazine, n°13 – Settembre 2014
di Luana Valle

Lo Shiatsu come strumento di integrazione nella scuola media. Progetto realizzato presso l’I. C. “Quezzi” di Genova dall’insegnante di sostegno Luana Valle con la collaborazione del Signor Gian Paolo Baranzini,  entrambi diplomati presso l’Accademia Shiatsu-Do di Genova.

DSC01169A Genova, l’Istituto Comprensivo “Quezzi”, Scuola Secondaria di Primo Grado, è sede di un Polo con risorse educative specializzate che consente agli alunni  con disabilità gravi e complesse di accedere al diritto costituzionale all’istruzione. Il Polo ospita 7 alunni e per loro viene formulato un piano di lavoro settimanale che prevede l’ingresso al Polo degli alunni delle classi per attività di laboratorio allo scopo di realizzare momenti di integrazione, scambio e confronto fra alunni disabili e non. Il laboratorio di Shiatsu è stato realizzato per la prima volta quest’anno.

Il progetto, approvato dal Dirigente e dal Collegio dei docenti, è stato attivato ai primi di Novembre. Gli incontri si sono verificati due volte alla settimana per la durata di tutto l’anno scolastico. Fin dai primi incontri i ragazzi hanno stabilito buone relazioni con gli operatori e hanno imparato ad accettare il contatto. Dapprima non tutti erano disposti a coricarsi per ricevere trattamenti perciò si è cominciato a lavorare da seduti mentre i ragazzi erano intenti in altre attività. Piano piano gli alunni hanno percepito il benessere e il rilassamento generati dallo shiatsu e hanno cominciato a gradire trattamenti sempre più lunghi e accurati e alcuni di loro, non appena vedevano arrivare gli operatori, si mettevano coricati, si levavano le scarpe e li accoglievano con un sorriso. Anche gli alunni più irrequieti hanno imparato a stare fermi  e tranquilli e a godere del beneficio dei trattamenti. Dopo qualche mese di lavoro, alcuni ragazzi si sono spontaneamente offerti di ricambiare e hanno praticato alcune manovre, imparate per imitazione e poi perfezionate,  agli operatori e ai compagni.

Questo è stato un passaggio fondamentale: i nostri alunni erano pronti per poter scambiare trattamenti coi loro compagni delle classi.

Così sono stati scelti sei alunni di terza media che sono stati formati in modo da saper praticare un semplice trattamento di pressioni palmari e di pressioni col pollice sulla schiena da seduti. Julia, Simona, Camilla, Angie, Ludovico e Mongkhon, dopo un po’ di teoria, dapprima si sono esercitati ricevendo e  trattando gli operatori, poi tra di loro e infine hanno trattato e hanno ricevuto dai loro compagni del Polo: Erika, Ida, Filippo, Mirco, Guido, Erika e Zaccaria, che li hanno accolti con entusiasmo. I contatti dapprima imbarazzati e  impacciati sono diventati sempre più spontanei e naturali, i trattamenti sempre più di buon livello e lo scambio fra tori e uke divertente e arricchente per entrambi. Si può sicuramente affermare che in questo tipo di attività, in cui si agisce sul corpo con le mani, con la tecnica della pressione,  le differenze sono quasi azzerate.

Le finalità del progetto sono state tutte conseguite perché per alcuni alunni sono diminuite le difficoltà di controllo motorio, per tutti è aumentato lo stato di benessere ed  è migliorata la capacità di relazione tramite il contatto, che è diventato più leggero e controllato,  la percezione e la consapevolezza del corpo si è accresciuta e le tensioni muscolari sono diminuite con un generale miglioramento della coordinazione motoria, inoltre, per alcuni ragazzi, i trattamenti sono stati un aiuto nella gestione dell’ emotività favorendo il passaggio da stati  ansiosi ricorrenti a stati di tranquillità psicofisica.

Ma la cosa più bella è stata veder nascere simpatie,  disponibilità, gentilezze, affetti e amicizie che solo il linguaggio del corpo, che è universale, può generare.

Luana Valle

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